Medici e ospedali, cosa cambia nella Ue

Quattro categorie su cui lavorare: innovazione tecnologica, gap organizzativi, rimborsabilità dei farmaci e impiego razionale delle risorse

19/09/2021 - di Redazione

Sui temi della salute L’Expert Panel della Commissione Europea (EXPH) ha indicato quattro categorie su cui lavorare: innovazione tecnologica, gap organizzativi, rimborsabilità dei farmaci e impiego razionale delle risorse. La pandemia che ha messo in ginocchio i sistemi sanitari di tutto il mondo mette in moto finalmente quei processi di modernizzazione tanto attesi. Partendo da tali presupposti la Summer School di Motore Sanità ha svolto una analisi approfondita, individuando le prospettive di miglioramento. “In Italia–- ha affermato Claudio Zanon, direttore scientifico – molti cambiamenti attesi, descritti da tempo sui documenti ufficiali, erano finiti nel libro dei sogni, sistematicamente disattesi, ma oggi sono divenuti improcrastinabili».

 

Da dove dovrebbe iniziare la rivoluzione del sistema salute?
“Occorre partire risolvendo la crisi del modello ospedale territorio perpetuato negli anni, che non risponde più alle attuali esigenze. Durante la pandemia le regioni hanno dovuto improvvisare iniziative di digitalizzazione condivisione di dati e servizi di telemedicina. Lo scambio di informazioni in tempo reale era previsto da tempo sulla carta, deve rendere possibile quel raccordo tra territorio e sistema di emergenza urgenza che oggi fatica a dialogare”.

 

E come dovrebbe evolversi questo schema?
“Muovendosi al di fuori dagli stereotipi, senza impaludarsi sulle questioni che hanno frenato lo sviluppo, ma senza nemmeno stravolgere i concetti basilari che ne costituiscono i principi irrinunciabili del sistema, affrontando le carenze emerse nella pandemia”.

 

Ad esempio?
“Nell’assistenza ospedaliera occorre abbattere gli steccati che ancora esistono tra sanità pubblica e privata, con il coinvolgimento finalmente di strutture accreditate per perseguire un comune obiettivo assistenziale”. Effettivamente oggi noi paghiamo due volte per le prestazioni che non riusciamo a trovare in tempi ragionevoli. Anche la figura del medico di famiglia mostra tutti i suoi limiti. “La rete di assistenza territoriale con l’emergenza pandemia ha messo in luce le sue debolezze: dalla corsa frenetica delle regioni con istituzione delle Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da
Covid-19 alla implementazione dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) per aumentare le prestazioni domiciliari, diminuendo il ricorso a forme di assistenza intermedia e ricoveri”.

 

Come recuperare il contatto umano con il paziente?
“La burocrazia è divenuta assillante, si avverte l’esigenza di una semplificazione immediata. Alludo al rinnovo dei piani terapeutici in scadenza, penso alle prescrizioni di farmaci essenziali per le malattie croniche e alle modalità di dispensazione. Occorre rivedere anche la sperimentazione clinica, l’uso compassionevole dei farmaci in fase di studio, migliorare la capacità di coordinamento e di analisi delle evidenze scientifiche

 

Ci sono anche sprechi, inerzie. I soldi che arriveranno dall’Europa col Pnrr potrebbero essere male impiegati.
“In tutto questo scenario si è compreso quanto sia grave la situazione del depauperamento delle risorse destinate al territorio e non efficacemente impiegate: personale insufficiente e precariamente formato, strumenti di cura inadeguati, tecnologia innovativa inesistente o sottoutilizzata, organizzazione dei percorsi di cura imbavagliata da rigidi silos”.

 

Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Chi gestirà la programmazione?
“Questa fase dovrà vedere protagonisti tutti gli attori di sistema. Dovranno essere messi da parte gli interessi di parte, abbattendo le barriere che li dividono. Medici, farmacisti, infermieri, tecnici, impiegati, decisori politici, industria e cittadini, tutti con la stessa dignità, dovranno essere insieme i motori di un cambiamento che non può più essere fermato. Si dovrà innovare con coraggio e rapidità. I grandi cambiamenti sono prima culturali e poi organizzativi”.