Mandorle & C: la frutta secca è buona e fa bene

Le noci sono ricche di omega-3; nocciole e pistacchi hanno elevati valori nutrizionali

19/06/2022 - di Ciro Vestita

Ci sono al mondo, asseriva Einstein, due sole cose infinite: l’Universo e la stupidità umana. E poi, alla domanda se egli credesse agli Alieni rispose: «Certo che sì. La prova? Ci conoscono bene ma essendo troppo intelligenti si guardano bene dal venirci a trovare». Poca fiducia nell’essere umano e tanta passione per gli animali: il grande scienziato ad es era affascinato dalla sensibilità ed intelligenza dei gatti e degli uccelli. E una osservazione recente in Giappone sembra validare tantissimo queste sue considerazioni sugli animali.

 

A Tokio è stato osservato qualcosa di veramente unico. La pianta simbolo del Giappone è il mandorlo, frutto di cui i corvi sono ghiotti, con un unico problema: hanno un guscio troppo duro per il loro becco. Allora i corvi si appollaiano sui semafori e al rosso buttano giù le mandorle, che verrano poi schiacciate dalle auto; al rosso successivo scendono e ricuperano la preda: una meraviglia della natura. E questo ci dà lo spunto per parlare di mandorle ed altra frutta secca. In una graduatoria del loro valore nutrizionale al primo posto vengono messe le noci ricchissime in omega-3 (gli acidi salvacuore); al secondo posto le mandorle, che sono gli unici frutti ad essere ricchi in magnesio, un minerale molto energizzante e calmante, molto utile ad esempio per chi soffre di tic nervosi. Seguono le nocciole, che però spesso vengono tostate perdendo un po’ del loro valore nutrizionale; in coda abbiamo le noccioline, leguminose divertenti, cibo preferito da noi quando al cinema da giovincelli non conoscevamo ancora le patatine fritte.

 

Un posto a parte meritano i pistacchi. Originari dalla Persia, devono il loro nome onomatopeico al rumore che la bacca fa quando si apre: «Pssstac». Secondo un lavoro della Texas Women University, diretta dalla professoressa Ladia Hernandez, questi pregiati frutti secchi chiamati “smeraldi“ per il loro meraviglioso colore, svolgono profilassi nel tumore al polmone dei fumatori. La città italiana con migliore produzione è Bronte con, putroppo, una triste storia alle spalle. A fine ’700 Ferdinando I, rRe delle due Sicilie, come ringraziamento per l’aiuto nel sedare nel sangue la rivolta che aveva portato alla nascita della Repubblica Partenopea, regalò a Orazio Nelson (poi vincitore su Napoleone a Trafalgar), la Ducea di Bronte ove i poveri contadini furono trattati come servi della gleba. L’unica rivolta contro gli inglesi fu sedata nel sangue da Nino Bixio che, fucilando venti giovani Brontesi, tolse al paese le speranze di libertà tanto pubblicizzate da Giuseppe Garibaldi. Ma non finì qui. L’arrivo dei Piemontesi segnò anche una forte recessione nella produzione dell’ottimo riso siciliano che ovviamente non doveva fare concorrenza alle risaie piemontesi.

 

E il buon Nelson? Non potè mai visitare la Sicilia poiché’ rimase vittima della sua vanità; vinta la battaglia di Trafalgar, Nelson pur senza un braccio ed un occhio, volle apparire con la sua divisa bianca sul ponte della nave ammiraglia con tutti i galloni e medaglie sul petto. Il suo vice lo avvisò che in questo modo sarebbe stato una facile preda per gli ultimi fucilieri sulle navi francesi. E così fu: una pallottola francese gli procurò una morte amara e triste. I suoi eredi governarono la Ducea di Bronte a lungo, anche dopo l’Unità d’Italia, trattando sempre i contadini come vassalli, il tutto fino a pochi decenni fa