Sempre più anziani in questa nostra Italia. L’aspettativa di vita è aumentata, diventa quindi fondamentale conservare nel tempo la buona salute e la migliore funzionalità possibile. E senza dubbi ’vederci bene’ è un elemento fondamentale per una buona qualità della vita. «È per questo che abbiamo istituito il mese di prevenzione e diagnosi della maculopatia – afferma Lucio Buratto, chirurgo oftalmico specializzato in chirurgia della cataratta e della miopia, e direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) –. Qualcosa bisognava fare per arginare una situazione che sta diventando un grave problema sociale. Così abbiamo pensato a una campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio per spiegare agli italiani non più giovani i rischi della maculopatia, rendendoli consapevoli della necessità di sottoporsi agli esami diagnostici che permettono di rilevare l’eventuale presenza di malattia».

Che cos’è la maculopatia senile?

«Detta anche degenerazione maculare senile – spiega Buratto – è una patologia degenerativa che colpisce l’area centrale della retina, detta macula. Causa una diminuzione progressiva della visione centrale e la distorsione delle immagini. E, secondo l’OMS, è responsabile del 45% dei casi di perdita irreversibile della visione centrale. Coinvolge in Italia oltre un milione di persone, soprattutto dopo i 65 anni, ma i numeri sono in crescita. E colpisce soprattutto le donne».

Non tutte le maculopatie senili sono uguali, però...

«Sono due le forme di questa patologia – spiega Buratto –: la cosiddetta “secca” che ha una progressione lenta, ma inarrestabile. E la forma cosiddetta “umida” (o essudativa) che ha una minor frequenza (circa il 20% dei casi) e contro la quale esistono terapie efficaci».

Quali sono queste terapie?

«La forma umida è causata da vasi sanguigni anomali che compromettono la funzione visiva della retina. Il gold standard terapeutico per la malattia nella sua forma umida è rappresentato da un trattamento continuativo a base di iniezioni intravitreali (di farmaci anti-VEGF), una classe di molecole che agisce inibendo la proliferazione di nuovi vasi sanguigni all’interno della retina».

Come si ’scopre’ di avere la maculopatia?

«La diagnosi è facile, in quanto consiste in un esame non invasivo, indolore e che dura pochi minuti: la tomografia ottica a radiazione coerente (OCT), un test che viene eseguito senza alcun farmaco e senza alcun contatto con l’occhio. Questa tecnica, utilizzando un raggio luminoso, permette l’analisi delle strutture retiniche in sezioni tomografiche (strati), fornendo moltissime informazioni sullo stato della retina centrale. Partendo dalla certezza che la miglior cura è sempre quella più precoce, arrivare rapidamente alla diagnosi nelle malattie croniche degenerative oculistiche risulta fondamentale».

Il CAMO, in collaborazione con gli ospedali San Raffaele e Fatebenefratelli-Sacco di Milano, promuove nel mese di febbraio 2020 la “Campagna di prevenzione e diagnosi della maculopatia” con visite gratuite in 26 centri di 13 regioni italiane (per prenotarsi: www.curagliocchi.it). L’iniziativa ha il patrocinio del ministero della Salute, della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della cecità (IAPB).

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