Le strategie contro l’artrosi della spalla

Stefano Gumina: «Terapie diverse secondo l’età. Non è una patologia a carico solo degli anziani»

18/07/2021 - di Claudia Marin

L’artrosi della spalla è uno degli argomenti più «gettonati» tra il grande pubblico. Ma che cosa è esattamente l’artrosi? «È una patologia della cartilagine articolare, ossia di quel tessuto che riveste la superficie delle due ossa che formano un’articolazione – spiega Stefano Gumina (nella foto piccola a destra), Direttore dell’Unità operativa complessa ortopedia e traumatologia (ICOT) della Sapienza, Polo Pontino, e membro della Società europea e americana, oltre che del Board internazionale, di chirurgia della spalla e del gomito –. La spalla è una articolazione formata dalla testa dell’omero di forma sferica e da una cavità che la deve accogliere. Quando la cartilagine che riveste la testa omerale e la cavità si usurano parliamo di artrosi. Con il progredire della malattia non solo la cartilagine articolare, ma anche altri tessuti sono coinvolti. Le ossa che compongono l’articolazione si deformano e la capsula che avvolge l’articolazione si infiamma».

 

Perché si verifica questa patologia?
«Più fattori concorrono: l’invecchiamento e la predisposizione genetica sono fattori importanti. Tuttavia, anche i giovani possono sviluppare un’artrosi di spalla in seguito ad una frattura che coinvolge la testa omerale o la cavità glenoidea. Anche ragazzi che nascono con deformità congenite della spalla possono sviluppare un’artrosi precoce. Poi ci sono i soggetti che hanno una rottura molto estesa e non riparabile dei tendini della cuffia dei rotatori. La testa dell’omero non è più centrata nella scapola. In questi casi la spalla non lavora bene e si usura precocemente».

 

Quali sono i sintomi dell’artrosi della spalla?
«Dolore e riduzione del movimento. All’inizio della malattia, il dolore non è intenso ed è presente solo muovendo il braccio; poi, con il progredire dell’artrosi, il dolore aumenta ed è presente anche di notte a riposo. Usualmente, il movimento genera dei rumori articolari che il paziente avverte chiaramente».

 

L’artrosi della spalla è responsabile di un’alterazione della qualità della vita?
«Nelle fasi avanzate della patologia sicuramente. I pazienti con artrosi marcata della spalla hanno difficoltà a guidare, a portare la forchetta alla bocca, a lavarsi o pettinarsi. Il dolore scoraggia anche movimenti banali o l’uso del braccio per azioni che richiedano forza».

 

È possibile curarla?
«È una patologia cronica a carattere evolutivo. Quindi la risposta è no. Tuttavia possiamo fare tante cose per alleviare il dolore. I trattamenti dipendono dalla gravità dell’artrosi, dallo stato di salute generale, dall’età, dall’intensità del dolore e da quanto è compromessa la qualità della vita. Il paziente 50-60enne con artrosi lieve, con scarso dolore e con una funzionalità del braccio conservata assumerà antidolorifici al bisogno e si sottoporrà a programmi fisioterapici atti ad attenuare il dolore e a mantenere, o migliorare, l’articolarità residua. Dovrà necessariamente adattare il suo stile di vita alla patologia. Eviterà di fare grossi sforzi con il braccio o di fare attività sportive che coinvolgano l’arto superiore. Il paziente più anziano, con artrosi grave, in buone condizioni generali, potrebbe ottenere un netto miglioramento sottoponendosi ad un intervento chirurgico».

 

Di che intervento si tratta?
«L’impianto di una protesi di spalla. Attualmente ne esistono di diversi tipi. Ogni tipo ha una precisa indicazione a seconda dell’età del paziente, della qualità dell’osso e della presenza o meno dei tendini della cuffia dei rotatori».

 

Per un intervento così delicato, in Italia siamo all’avanguardia?
«Sicuramente sì. Esistono ottimi centri in Italia distribuiti su tutto il territorio nazionale. Nel nostro Paese impiantiamo protesi di ultimissima generazione. Nel tempo il design e i materiali sono migliorati. Le nuove protesi, in più, offrono maggiori garanzie di quante ne potessero dare quelle di venti anni fa. E la credibilità di cui godono i nostri chirurghi nel mondo scientifico è grandissima».

 

Lei organizzerà il prossimo congresso mondiale di chirurgia della spalla e del gomito nel 2023.
«Sì, con il mio amico-collega Castagna. Questo incarico è un ottimo riconoscimento internazionale. Il board internazionale non avrebbe mai affidato all’Italia il compito di organizzare il congresso mondiale se non le riconoscesse capacità chirurgiche e organizzative».