di Donatella Barbetta

"La nostra sfida è attirare nuovi giovani donatori: il bisogno di sangue non va mai in ferie e neppure in lockdown". Vincenzo De Angelis (nella foto), 64 anni, da agosto direttore del Centro nazionale sangue, da cui coordina il sistema trasfusionale italiano, non nasconde le difficoltà collegate alla pandemia.

I volontari diminuiscono nei punti prelievi?

"Sì. La riduzione è legata ai timori di contagio. Ma assicuro che le regole vengono rispettate per la sicurezza di donatori e riceventi, perché non si può rischiare di fare del male a se stessi per fare del bene agli altri".

Quali le misure adottate?

"Appuntamenti su prenotazione e distanziamento delle postazioni fin dall’inizio dell’emergenza, oltre alle regole basilari. Inoltre, stiamo mettendo a punto linee guida nazionali grazie a un gruppo di lavoro coordinato dalla struttura regionale dell’Emilia-Romagna".

In che modo pensa di attirare i giovani?

"Le associazioni di volontari lavorano con grande entusiasmo, ma adesso un invito più pressante e provocatorio spetta anche a noi ematologi e trasfusionisti. Mi auguro che i ragazzi, avendo poche occasioni per uscire e incontrarsi, pensino ad andare a donare il sangue: compiranno un gesto di grande generosità e nei nostri centri potranno anche trovare nuovi amici".

La raccolta delle sacche di quanto è diminuita?

"Complessivamente, con quasi 1,7 milioni di donatori, il sistema tiene. Ma da gennaio a ottobre, rispetto allo stesso periodo del 2019, le donazioni di plasma sono calate del 3%, pur arrivando a sfiorare i 700mila chili di plasma conferito alle industrie per la lavorazione. Questa è una criticità per la produzione nazionale dei medicinali che derivano dal plasma, fondamentali per i pazienti ematologici, oncologici, i trapiantati e chi soffre di malattie della coagulazione. Si può donare plasma fino a 20 volte all’anno, sangue intero ogni tre mesi, le donne invece due volte l’anno con una distanza minima di 90 giorni tra le donazioni".

Qual è l’andamento delle donazioni di globuli rossi?

"Questo mese i dati, che però sono ancora preliminari, ci segnalano un calo di circa il 3% nella raccolta, arrivata a ottobre del 2019 a oltre 200mila unità. In questo settore, tuttavia, registriamo meno difficoltà, ci sono compensazioni tra le Regioni e poi gran parte dell’attività negli ospedali ora è concentrata sul Covid, si riducono gli interventi programmati, ed è diminuita la richiesta di trasfusioni".

Diverse strutture aprono le porte anche al pomeriggio. C’è già un bilancio?

"Siamo nel campo della sperimentazione. Oltre agli incrementi orari, dà buoni risultati l’uso delle unità mobili che arrivano in zone lontane dai centri trasfusionalii".

Il plasma iperimmune si sta rivelando una risorsa terapeutica efficace contro il Covid?

"Attualmente, sono disponibili quasi 5mila unità donate da pazienti guariti dal Covid. Dagli studi clinici sui malati, per ora sappiamo che la terapia funziona se viene somministrata nei primi dieci giorni dell’infezione, meno in una fase più avanzata".