di Lorella Bolelli

Veniva usata fin dall’antichità per creare talismani e fare incantesimi d’amore, ma anche per profumare l’acqua delle terme dove immergersi tra profluvi rilassanti e ristoratori. Il linguaggio dei fiori l’associa al ricordo di un amore passato, alla nostalgia e alla malinconia. Un’interpretazione che contrasta con la joie de vivre che trasmette il tappeto viola che si ammira nelle coltivazioni provenziali e non solo. La lavanda non ha però solo potere evocativo ma anche proprietà benefiche e curative che emergono in tutta la loro evidenza nella revisione sistematica di tutti gli studi clinici randomizzati riesaminati e metanalizzati da un team coordinato dal fiorentino Cerfit (Centro di Riferimento per la Fitoterapia dell’ospedale di Careggi) e pubblicata su Phytomedicine.

"L’olio essenziale è tradizionalmente associato a funzioni calmanti ma mancava una visione d’insieme - spiega l’operazione Davide Donelli, il medico reggiano che ne ha preso parte (nella foto) -. Abbiano trovato 65 studi clinici che avevano analizzato 7993 pazienti. I sottogruppi più numerosi erano costituiti dai 1682 partecipanti che avevano inalato la sostanza e dai 1173 che avevano invece assunto capsule di olio essenziale".

E che cosa ne è emerso?

"Abbiamo avuto conferma che l’assunzione orale riduce i livelli di ansia come pure l’inalazione. In particolare, per quest’ultima modalità, è stata dimostrata l’efficacia a breve termine, in casi di ansia momentanea o legata a performance sportive o scolastiche o a procedure mediche che provocano inquietudine. Una circostanza definitivamente confermata da uno studio egiziano uscito a maggio che ha colmato alcune lacune che noi non eravamo riusciti ad affrontare con sufficiente sicurezza".

Le capsule hanno un effetto sovrapponibile?

"Quelle, invece, funzionano maggiormente nelle situazioni croniche".

Come si integrano medicina tradizionale e fitoterapia?

"Non va fatta una distinzione netta tra molecole chimiche di sintesi e naturali. Vanno studiate la loro efficacia e sicurezza. L’olio essenziale di lavanda ha effetti accertati e con pochissimi risvolti collaterali. Quindi se posso trattare un paziente ricorrendo meno spesso all’uso di benzodiazepine (che procurano dipendenza), meglio sfruttare questa opzione naturale. Se posso ridurre le dosi del farmaco, ben venga l’inalazione che è totalmente sicura. Magari come approccio iniziale prima di passare a qualcosa di più forte".

Come viene recepita dai pazienti questa possibilità?

"I medici che conoscono le evidenze scientifiche devono avere l’autorevolezza di consigliare i pazienti sulla base di prove di efficacia. Il nostro lavoro valida scientificamente e dà consistenza clinica a usi tradizionali basati su prove empiriche".

C’è qualche altro elemento naturale che state studiando?

"Sono un medico Usca e assisto i pazienti Covid-19. I casi lievi, trattati a domicilio, trovano spesso sollievo ai sintomi respiratori che interessano le alte vie aeree con l’olio essenziale di eucaliptolo assunto attraverso i classici suffumigi. Mentre è vivamente sconsigliato il mentolo che pure viene usato frequentemente in caso di raffreddore. Nel Covid può ridurre la sensazione di dispnea che invece è necessario intercettare subito, prima che sopraggiungano aggravamenti".