di Federico Mereta

Forse, nelle sue diverse forme e con diversi livelli di gravità, per cui spesso nemmeno viene identificata, è la malattia più diffusa al mondo. Si manifesta in molti modi. Magari il cuore accelera i battiti dopo uno sforzo, c’è bisogno di respirare più profondamente, ci si sente eternamente stanchi, pare che la memoria cali, si ha la percezione di perdere qualche colpo. E non ci si spiega il perché, anche considerando che spesso tutte queste sensazioni compaiono nelle giovani donne, in ottima salute. Poi, si procede a un semplice esame del sangue, che costa pochi spiccioli, l’emocromo. E ci si accorge che tutto dipende dal fatto che c’è carenza di emoglobina, la sostanza presente nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno in tutto l’organismo. Insomma, siamo di fronte a un quadro di anemia. Condizione legata alla diminuita concentrazione nel sangue di emoglobina. Ma cos’é questo composto? In pratica è la sostanza che colora di rosso il sangue ed è contenuta nel globulo rosso. Si tratta di una proteina (chiamata globina) legata a un gruppo non proteico contenente ferro (detto eme). Questa è il trasportatore naturale di ossigeno che viene caricato nei polmoni e, attraverso il circolo, viene trasportato e distribuito a tutte le cellule del corpo.

Ecco quindi spiegati molti dei disturbi, più o meno intensi, che possono interessare una persona anemica. In sintesi, c’è carenza di ossigeno. E quindi il corpo reagisce tentando di compensare la situazione. Ad esempio nel momento dello sforzo fisico, oltre al battito cardiaco, anche la frequenza respiratoria aumenta nel tentativo di migliorare l’ossigenazione dei tessuti. L’insufficiente ossigenazione cerebrale può dare invece sintomi più subdoli e spesso viene sottovalutata e non riconosciuta. Il soggetto anemico non ha voglia di far nulla, dorme sempre, non riesce a mantenere l’attenzione, non riesce a concentrarsi, riferisce diminuzione della memoria, facile irritabilità. Inoltre si possono avere segni di deficit dell’attenzione, ma anche un diminuito mantenimento di una qualsiasi attività cerebrale continuativa.

Attenzione però: non pensate che le anemie siano tutte uguali. Per questo occorre sempre parlare con il medico, consegnando i risultati dell’emocromo. Anche se la forma più comune di carenza di emoglobina è legata alla scarsità di ferro disponibile per la sua produzione, infatti, l’anemia può essere “figlia” di tante situazioni. Per questo occorre capire se il quadro è legato a una diminuita produzione di globuli rossi ed emoglobina da parte del midollo osseo o alla ridotta sopravvivenza dei globuli rossi nel sangue. Come si fa? Il medico può risolvere il dilemma fra diminuita produzione e aumentata richiesta contando i reticolociti, cioè i globuli rossi più “freschi” e giovani che indicano la capacità di produzione del midollo osseo. Se sono molti significa che il globulo rosso rimane poco nel sangue, quando invece i reticolociti sono pochi, si può pensare che il midello osseo non funzioni a dovere come “officina” di produzione. Per capire le cause della produzione insufficiente il parametro chiave è la valutazione del volume del globulo rosso stesso. Quando il globulo rosso è piccolo, ad esempio, significa che è ridotta l’emoglobina in esso contenuta e si può anche pensare ad una carenza di ferro. Un abbassamento dei valori di ferro nel sangue (ovvero della sideremia) peraltro da solo non indica l’origine della carenza. Per questo bisogna valutare anche la transferrina, cioè la sostanza che lega il ferro nello stomaco e ne consente il passaggio dall’apparato digerente al sangue, e la ferritina, cui si lega il ferro per depositarsi nell’organismo. Con questi accertamenti si può capire meglio la natura della carenza, sapendo che poi il medico indicherà le possibili contromisure ma anche noi possiamo fare qualcosa con le buone abitudini, a partire da come ci comportiamo a tavola. I vegetali, ad esempio contengono ferro ma il minerale presente può essere assimilato solo parzialmente dall’organismo umano. Quindi anche se spinaci, legumi (soprattutto secchi) e prezzemolo sono ricchi di ferro, ricordate che l’assorbimento può non essere ottimale. Anche nell’uovo, che pure contiene ferro, il minerale è poco disponibile per il corpo. La situazione cambia quando si parla della carne. Il ferro della carne, sia essa “rossa” o “bianca”: con la cottura infatti la quantità di ferro disponibile tende ad uguagliarsi e il minerale è più facilmente assorbibile.