di Francesca Franceschi

Un virus sconosciuto trovato in resti umani dell’Età del Rame e del Rinascimento potrebbe tracciare la strada all’origine virale dei tumori mammari. La scoperta, frutto di una ricerca ideata e coordinata da Generoso Bevilacqua (nella foto piccola), professore di Anatomia Patologica dell’Università di Pisa, e pubblicata sulla rivista americana Aging, lascia intravedere la possibilità di un vaccino come accaduto per il Papilloma virus e il carcinoma del collo dell’utero.

Professore, la sua ricerca prova che il cancro del seno nella donna è virale?

"No, ma è un passo importante in questa direzione".

Quando ha iniziato a occuparsi di questo argomento?

"Circa 45 anni fa studiando i tumori della mammella del topo e il virus che li causa, l’MMTV, un betaretrovirus trasmesso dalla mamma ai piccoli attraverso il latte. Un risultato importante fu come il virus venga assorbito nell’intestino tenue".

Qual è il rapporto fra il tumore della mammella del topo e quello umano?

"Le somiglianze sono tali che già negli anni ’70 si cominciava a ipotizzare che anche il tumore della donna fosse virale. Ma solo nel 1995 Beatriz Pogo, professoressa di virologia al Mount Sinai di New York, grazie alle neonate tecniche di biologia molecolare, dimostrò che nel 40% di tumori mammari umani erano presenti sequenze genetiche dell’MMTV. Un risultato poi messo in discusisone perché altri laboratori non riuscirono a confermarlo".

Cosa è accaduto dopo?

"Decisi di ripetere lo studio utilizzando una metodologia estremamente precisa e rigorosa ideata da Mauro Pistello, oggi Professore di Virologia a Pisa, che aveva messo a punto un metodo molto sensibile durante i suoi studi sul virus dell’AIDS del gatto. Ebbene, nel 2006 confermammo il 40% di casi positivi al virus".

Pensava già all’esistenza di un virus umano?

"Allora l’idea era una trasmissione diretta topo-donna ma non mi convinceva. Così mi misi a cercare le tracce del virus nella saliva. Nel 2015 il sorprendente risultato: l’MMTV si trova nella saliva del 10% della popolazione adulta sana e salta al 60% nelle pazienti con cancro. Questi dati suggerivano un MMTV umano e indicavano la saliva come mezzo di diffusione".

Come nasce lo studio sui corpi antichi?

"Sequenze virali in corpi antichi avrebbero chiarito definitivamente che quelle che troviamo nei tumori non sono del topo ma appartengono a un virus umano simile all’MMTV. Da Gino Fornaciari, padre della Paleopatologia, appresi che era possibile studiare i microrganismi presenti nel tartaro dei denti antichi. Fornaciari trovò ben 36 crani di varia epoca, dal 2700 AC al Rinascimento, e in sei di essi (due dell’Età del Rame) il tartaro conteneva le sequenze virali".

Quali sono le possibili implicazioni pratiche?

"Se l’azione cancerogena di questo virus sarà definitivamente dimostrata allora si potrà procedere con la messa a punto di vaccini. È indispensabile proseguire nelle ricerche. E così cerco ancora di fare".