Consumi alimentari aumentati, ma diminuiscono gli sprechi. Sette e mezzo in pagella per gli italiani alle prese con la tavola al tempo della quarantena, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher in tandem con Swg. Analisi sorprendente per molti motivi. Uno su tutti: al di là delle percezioni pessimistiche e delle paure per il girovita, la quarantena non ha influito negativamente sul peso corporeo, malgrado la valanga di torte e pizze fatte in casa. E questa è sicuramente una buona notizia, soprattutto per chi temeva più di sempre la prova costume davanti allo specchio. Sulla bilancia, il 41 per cento degli intervistati è rimasto com’era. E gli altri? Se l’8 per cento è addirittura dimagrito, il 24 per cento deve smaltire più di due chili di troppo. Compito meno complicato per il 20 per cento: l’eccedenza è sotto la soglia fatidica dei due chili. Il dato fa riflettere. E sottolinea come nell’emergenza gli italiani abbiano superato l’esame, dopo il corso accelerato di educazione alimentare aggiunta all’economia domestica.

C’è stata maggiore attenzione alla catena spesa-conservazione-cucina. E abbiamo fatto acquisti ponderati, al di là del primo momento di accaparramento compulsivo. Ci siamo nutriti in primo luogo con i prodotti base: pane, pasta, uova e latticini. Quanto a frutta e verdura, molti hanno scelto la formula chilometro zero rivolgendosi direttamente al contadino: la filiera del mini-network ha funzionato con consegna a domicilio. Così come hanno fatto i negozi di prossimità: 4 clienti su 10 hanno preferito fornaio, fruttivendolo, macellaio o pescheria di fiducia trovandosi la spesa sulla porta di casa. La parte del leone l’hanno fatta comunque i supermarket, catturando fino al 76 per cento dei consumatori. Che però hanno dimostrato quant’è importante guardare il cibo negli occhi per la spesa: solo il 18 per cento si è affidato agli acquisti on line. E il food delivery? "Un italiano su due ha detto no al cibo cotto portato a domicilio, ordinato solo una volta a settimana", sottolinea Andrea Segrè, agronomo ed economista, docente all’università di Bologna, ideatore del metodo SprecoZero e inventore del Last minute market. C’è un motivo. Spiega il professore: "Ci siamo riscoperti cuochi e i masterchef spadellatori, che ormai si vedono a tutte le ore e in tutte le tv, nel periodo di lockdown sono stati utilissimi. Con molto più tempo a disposizione durante la giornata, la gente si è ritrovata protagonista in cucina, e non più solo spettatrice. Sette su dieci hanno provato il piacere di stare ai fornelli con tutta la famiglia, una abitudine che almeno in parte sarebbe bene conservare anche in regime di semilibertà".

Ultimo capitolo, gli sprechi durante la detenzione forzata: il cibo finito nella pattumiera equivale a 430 grammi per famiglia a settimana. Non è poco, ma si conferma il trend in calo. "Nella hit negativa – commenta Segrè - al primo posto figurano i legumi, tallonati da frutta e verdura. Seguono pasta e riso: ne cuociamo troppo e tanto va buttato. E il pane avanzato supera i 40 grammi a porzione". Ma anche qui il bicchiere è mezzo pieno. "Con meno soldi in tasca per la spesa e una sensibilità ecologista cresciuta, gli italiani hanno saputo cucinare con gli avanzi. È una tradizione che viene dai vecchi ricettari aurei: non importa se è tornata di moda per necessità, l’importante è che sia tornata".