Due colpi di tosse, qualche linea di febbre, e viene il momento di chiedersi come comportarsi. Coronavirus o la classica influenza che abbiamo sempre dovuto affrontare nella stagione invernale senza drammatizzare? Telefonata al medico di famiglia o ai numeri dell’emergenza sanitaria? Prima regola: evitare di ingolfare il canale del pronto soccorso, con richieste improprie.

Le malattie da raffreddamento e la sindrome influenzale devono seguire l’iter consueto, occorre cioè rivolgersi al proprio medico, che valuterà nel caso se procedere alla visita domiciliare, o come gestire il caso in alternativa.

«Dobbiamo riscrivere il modello di accoglienza, cioè rimodulare l’attività in funzione dei possibili scenari che si vanno a determinare», ha spiegato Donato Monopoli, medico del direttivo Fimmg (Federazione medici di medicina generale). Dunque occorre sottoporsi al vaglio telefonico (triage), sapendo che i casi di sindrome influenzale lieve vanno trattati a casa come si è sempre fatto, e che il medico si reca a domicilio con le opportune precauzioni (al fine di prevenire contagi indesiderati) quando sussiste il dubbio che si tratti di una sindrome severa. Le visite domiciliari sono sempre state eseguite per casi acuti non trasportabili che non richiedevano ospedalizzazione. A complicare le cose quest’anno si inserisce la norma relativa al coronavirus, un inconveniente che si risolve spontaneamente nella maggior parte dei casi e solo raramente può innescare una polmonite interstiziale, con grave fatica a respirare. Va da se che il medico di famiglia è chiamato a rispondere anche a tutte le altre urgenze domiciliari non contagiose, ad esempio in pazienti riacutizzati con neuropatie invalidanti (Parkinson, Alzheimer), cardiopatie, broncopneumopatie, oncologia e via dicendo. Occorre evitare di precipitarsi in ambulatorio in preda al panico. «In Italia, che è il paese europeo con il maggior numero di casi accertati – ha dichiarato Massimo Di Giannantonio, presidente eletto della Sip, Società italiana di psichiatria – si registrano ingiustificate ed eccessive reazioni psicologiche alla diffusione di notizie sul virus, unitamente alle misure che le autorità hanno assunto al fine di contenere il contagio. Un mix ansiogeno che ha modificato le nostre abitudini».

Tornando al percorso del malato, le visite in studio sono riservate ai casi non contagiosi. Solo se il medico di famiglia non dovesse rispondere al telefono durante la giornata, in quanto oberato di lavoro, e in presenza di una vera urgenza, scatta la segnalazione. In questa evenienza è possibile rivolgersi ai numeri della pubblica assistenza.

L’Azienda sanitaria di riferimento provvederà a rintracciare il medico di famiglia e, in caso di difficoltà a gestire la mole di richieste, individuerà un sostituto o invierà a domicilio un team attrezzato (ambulanza o automedica). Nel fine settimana si ripropone il dilemma. Evitare di presentarsi al pronto soccorso, occorre avvertire la guardia medica, cioè il servizio di continuità territoriale, e dare il tempo di evadere le richieste. I medici della Società italiana di medicina generale e la Fimmg hanno istituito un coordinamento per gli interventi di 46mila medici. «Da lunedì 35mila ambulatori offriranno informazioni e strumenti aggiornati in tempo reale sulla situazione di Covid-19, con consigli e aggiornamenti scientifici gestiti da Simg e Fimmg», hanno dichiarato i presidenti delle due organizzazioni, Claudio Cricelli e Silvestro Scotti. «Tra le altre iniziative – ha chiarito Cricelli – abbiamo predisposto linee guida che indicano come eseguire il triage telefonico con i pazienti, una operazione divenuta ormai indispensabile».

Alessandro Malpelo