di Maria Cristina Righi

A “dare il la“ è stato il karaoke. Sembrava solo un desiderio di protagonismo, invece si è capito che il bisogno principale era proprio quello di cantare. Da quel momento il fenomeno è esploso con talent, cori, scuole di musica. Canto corale, a cappella, gregoriano, non importa: i benefici sono riscontrabili sia a livello fisico che psicologico. Dal punto di vista fisico il canto migliora i sintomi della malattia di Parkinson e di quelle polmonari. I ricercatori dell’università di Cardiff hanno scoperto che i pazienti affetti da cancro ai polmoni, impegnati in canto corale, hanno maggiori capacità respiratorie rispetto a chi non lo fa. La voce dei malati di Parkinson che cantano in cori appositamente creati, è migliorata grazie all’uso prolungato della respirazione profonda e delle corde vocali. Un altro importante beneficio fisico riguarda la regolazione della frequenza cardiaca. Uno studio dell’università di Göteborg su un coro di giovani tra i 15 e i 18 anni, ha rilevato come le frequenze cardiache venissero inondate dalla musica egli stessi cantori hanno constatato come il battito cardiaco fosse sincrono alla respirazione.

Specialmente nel periodo che precede la nascita fino ai primi mesi di vita, il canto è la forma di comunicazione più adatta per donare al bambino profonda serenità e benessere. Il massaggio sonoro, unito a un respiro profondo, stimola il cervello a produrre endorfine, sostanze chimiche dotate di una potente attività analgesica ed eccitante, aiutando così il rilassamento. Il canto prenatale favorisce il benessere del nascituro e dei futuri genitori. Esperienze significative sull’uso della voce in gravidanza sono quelle di Frédérick Leboyer e di Marie Louise Aucher. Leboyer propone il canto carnatico, tipico dell’India, che ha la finalità di portare alla presa di coscienza del proprio essere tramite il respiro e il suono.

Ma i benefici maggiori sono quelli registrati a livello psicologico, soprattutto nel canto corale. Il suo punto di forza è proprio quello di regolare le emozioni, la comunicazione e la relazione con gli altri. Cantare riduce lo stress e i sintomi della depressione. Un certo numero di studi ha messo in evidenza i tanti effetti positivi sulla salute mentale di chi canta in coro. In particolare gli studi sottolineano come il canto corale abbia un impatto rilevante sull’aumento dei livelli di ossitocina, l’ormone che aiuta nella gestione dello stress e dell’ansia. "Il timbro della nostra voce ci parla di noi e delle nostre tendenze caratteriali, così come il modo in cui respiriamo e la creatività che riusciamo a esprimere cantando – spiega Andrea Diletti, che insieme al compositore Roberto Coccia ha dato vita a Heraira, un progetto innovativo, anche per la salute e il benessere, che utilizza canzoni arrangiate alla frequenza HF (Heart’s Frequency), specifica per rendere l’ascolto una vera e propria seduta di relax –. Cantare significa lavorare costantemente su di sé, sui propri difetti e le proprie mancanze, per migliorare come esseri umani, per garantire un’espressività artistica che faccia doni non solo con la voce ma anche con la semplice presenza. La qualità delle inflessioni sonore del nostro parlato raccontano la nostra storia, con tutto il bagaglio di paura, vergogna, sofferenza, o anche gioia ed entusiasmo, che ci portiamo dietro e che inviamo al nostro interlocutore e al mondo esterno, spesso senza nemmeno rendercene conto. Osservare il proprio modo di cantare, parlare e respirare, è un modo per sviluppare consapevolezze nuove e indagare le nostre capacità comunicative, non solo dirette agli altri, ma soprattutto verso noi stessi. Anche in coro, mettere al servizio le interazioni umane e vocaliche che nascono dall’intreccio delle voci, può diventare uno strumento potentissimo di crescita personale".