Coronavirus, è il momento di «tornare a vivere», come ha auspicato Bruno Vespa, interpretando in tv il desiderio di uscire da questo clima da coprifuoco. Si delineano le caratteristiche della malattia che l’Organizzazione mondiale della sanità ha denominato Covid-19. Walter Ricciardi, epidemiologo italiano in seno all’Oms, ridimensiona l’allarme, partendo dalla constatazione che la stragrande maggioranza dei malati guarisce spontaneamente, senza complicanze. Da questo dato parte anche il numero speciale di Salus dedicato a un’inedita epidemia planetaria, ingigantita da un clamore senza precedenti.

Secondo lo specialista, ora anche consulente del ministro della Salute, la sovraesposizione mediatica è controproducente. Ad esempio per quanto riguarda l’impiego dei kit per la diagnosi dei casi sospetti. I tamponi vanno prescritti, secondo linee guida, solo ai soggetti oltre ai sintomi hanno un fattore di rischio conclamato, fa testo il giudizio del medico. «L’Italia ha eseguito 10mila test, Francia e Germania ne hanno fatti meno di mille. Quando fai tanti tamponi corri il rischio di generare falsi positivi», è il commento del professor Ricciardi.

Stiamo parlando di una malattia simil-influenzale a basso indice di letalità, zero mortalità in età pediatrica. La percentuale di aggressività è solo più elevata nelle persone anziane colpite da più acciacchi. Eppure, inseguiti e martellati dalla conta dei casi infetti, ci siamo accaniti fino a dipingere un incubo.

«L’unica cosa certa è che non si tratta della peste del 21° secolo – rileva da parte sua Claudio Zanon, direttore scientifico di Motore Sanità – l’andamento si sovrappone alla curva influenzale, la quale differisce per aggressività nell’arco delle stagioni (ricordiamoci della H1N1 cosiddetta suina) mentre permangono dubbi sulla stagionalità e sulle capacità di trasformazione del virus». L’epidemia si spegnerà, come si attendono in tanti, con l’arrivo della bella stagione, o continuerà anche nei mesi futuri, marcando una differenza con l’influenza stagionale?

L‘Oms fu informata per la prima volta il 31 dicembre da Pechino che una polmonite di origine sconosciuta era stata rilevata a Wuhan, città del focolaio. Secondo studi dell’Imperial College di Londra, i primi «casi invisibili» si erano propagati dalla Cina al resto del mondo già ai primi di dicembre. «Ma il danno grave è stato recato all’economia italiana per via di un eccesso di protagonismo nella comunicazione – ha rilevato il professor Zanon – cui si sommano le ripercussioni emozionali di provvedimenti come la chiusura dei locali pubblici o delle scuole, anche fuori dalla zona rossa. Il fatto positivo è che il sistema ha reagito, imponendo una regia centralizzata efficiente». Le Regioni si confermano le strutture ideali per decidere nelle specifiche realtà territoriali, purché si vada verso un maggiore coordinamento.

«La vicenda Coronavirus comporterà una riorganizzazione di sistema, promuovendo la telemedicina, la videoconferenza, la formazione a distanza, le tecnologie smart in chiave educativa», conclude l’analista di Motore Sanità. «Di pari passo si andrà verso un impiego oculato e selezionato del pronto soccorso, recuperando un rapporto flessibile con gli ambulatori di medicina generale. Confidiamo anche, per il futuro, in una campagna di vaccinazione più ampia. Non penso solo a quando avremo il vaccino per il Covid-19, ma anche all’oggi, alla profilassi per l’influenza, con misure di igiene più incisive al fine di limitare la circolazione degli agenti patogeni, come il lavaggio delle mani, l’adozione delle mascherine da chirurgo per abbassare la diffusione di virus e batteri. L’Italia non è focolaio di niente, il virus circola in tutto il mondo».