di Antonio Alfano

Un killer spietato che agisce spesso nell’ombra. È il virus dell’epatite virale B e C. Un subdolo avversario per la salute che colpisce più gravemente chi ignora di avere la malattia. "L’epatite virale B e C – confermano dal Ministero della Salute – può rimanere per molti anni asintomatica ma, se non trattata, con il tempo può degenerare in cirrosi e tumore epatico".

Per l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) l’epatite virale B e C colpisce 325 milioni di persone in tutto il mondo con circa 1,4 milioni di morti all’anno. Si tratta della seconda malattia infettiva mortale, dopo la tubercolosi e sono 9 volte più persone infettate dall’epatite rispetto all’HIV, con aumento della mortalità, dovuta proprio all’inconsapevolezza della malattia.

I grossi sforzi fatti negli anni dal nostro Paese hanno avuto un risultato positivo sul numero dei casi. Per l’Istituto superiore di sanità l’incidenza dell’epatite C è scesa da 5 casi100.000 nel 1985 a 0,2 casi100.000 nel 2016; mentre quella dell’epatite B è scesa da 12 casi100.000 nel 1985 a 0,6 casi100.000 nel 2016.

"L’epatite C è causata da un virus RNA, l’HCV (Hepatitis C Virus) – afferma Sonal Kumar, Direttore della Clinica Epatologica del Weill Cornell Medical College USA – che si trasmette spesso per via parenterale. Provoca sintomi tipici dell’epatite virale, tra cui inappetenza, malessere, e ittero ma può essere asintomatica. Raramente possono verificarsi epatite fulminante e morte. Un’epatite cronica si sviluppa in circa il 75% dei casi che può anche portare a cirrosi e carcinoma epatocellulare. La diagnosi si basa sugli esami sierologici. Il trattamento è di supporto, non essendo al momento disponibile un vaccino, come per l’Epatite di tipo B".

Come si può contrarre l’Epatite C? "L’HCV si trasmette principalmente attraverso il sangue. I casi di infezione sessuale – per gli esperti dell’INSERM, l’Istituto nazionale francese della salute e della ricerca medica – sono rari e limitati a persone che hanno più partner, sesso violento e o sono coinfettati con l’HIV. Il rischio di trasmissione materno-fetale è di circa il 5%, se l’HCV è rilevabile nel sangue della madre al momento della nascita. Attualmente, la principale via di contaminazione è legata alla condivisione delle attrezzature tra i tossicodipendenti (siringhe, cannucce da fiuto, compresse, ecc.)".

Per la diagnosi vengono eseguiti una lunga serie di test. "Se si sospetta un’ epatite virale acuta – continua l’epatologa Sonal Kumar – sono previsti vengono esami per lo screening dei virus dell’epatite A, B e C, come Ac IgM contro il virus dell’epatite A; Antigene di superficie dell’epatite B; Ac IgM anti-core dell’epatite B; Ac anti-epatite C e HCV RNA. Nel caso il test anti-epatite C fosse positivo, si dosa l’HCV-RNA per distinguere un’infezione da epatite C attiva da una pregressa".

La prevenzione nelle epatiti virali, soprattutto di tipo C, è importante. A tutt’oggi, spiega l’ISS "non esiste un vaccino contro l’epatite C e l’uso di immunoglobuline non si è mostrato efficace. Le misure profilattiche comprendono le generali norme igieniche, la sterilizzazione degli strumenti chirurgici e per i trattamenti estetici, l’utilizzo di materiali monouso, la protezione nei rapporti sessuali a rischio".