Una buona notizia dopo tante angustie, e interminabili precauzioni prese, viene dal versante virus: l’influenza quest’anno ha fatto dietrofront. Le misure adottate contro il Covid (mascherine, distanziamento, ricambio d’aria e igiene) insieme alla massiccia adesione alla campagna vaccinale hanno tenuto a freno il dilagare della classica epidemia influenzale. Non che sia sparita del tutto, ma certo è a livelli molto bassi. In Italia, riporta il bollettino della rete Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità, indistintamente in tutte le regioni, l’epidemia è scesa molto sotto il livello di guardia, e questa tendenza ampiamente annunciata si registra in tutta Europa. In gennaio l’incidenza delle sindromi simil-influenzali si mantiene entro un valore di 1,5 casi per mille abitanti.

L’anno scorso, nelle prime settimane, il livello di incidenza era pari a 8,5 casi per mille assistiti. Come dire che quest’anno l’influenza colpisce cinque volte meno. Nella fascia di età 15-64 anni, scrivono gli esperti, l’incidenza è pari a 1,42 e tra gli individui di età pari o superiore a 65 anni siamo a 1,05 casi per mille assistiti. L’adozione delle mascherine anche all’aperto ha contribuito a diminuire l’incidenza di sinusiti, bronchiti, laringiti, tracheiti, faringiti e tonsilliti legate ai colpi di freddo. Le cure termali, inalazioni e aerosol, sono indicate a maggior ragione, perché contribuiscono a rafforzare le mucose con effetto barriera contro i germi.

Resta la tosse, che è un osso duro, uno dei sintomi più fastidiosi perché può celare di tutto, non solo malattie da raffreddamento ma anche reflusso, fibrosi polmonare, broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e allergie respiratorie. In epoca di pandemia, un colpo di tosse mette subito in allarme, perché rientra tra le manifestazioni che accompagnano il Covid-19. C’è poi la tosse del fumatore di sigarette, che è tutta un’altra cosa: per fermarla occorre smettere di fumare, e chi non riesce, per limitare il danno, dovrebbe ricorrere alle soluzioni meno lesive, come gli stick di tabacco riscaldato, che non bruciano i polmoni.

Esiste tuttavia un tipo di tosse, detta cronica, che si trascina senza causa apparente. "Quando parliamo di tosse cronica – ha affermato Luca Richeldi, presidente della Società Italiana di pneumologia – si fa riferimento a una tosse che persiste per più di otto settimane. Nella sua variante refrattaria, perdura nonostante i trattamenti". Si parla, invece, di tosse cronica idiopatica quando il disturbo rimane senza spiegazione, anche quando il paziente viene sottoposto a tutte le indagini. Oggi si ritiene che un’attivazione eccessiva dei recettori P2X3 disseminati lungo l’apparato respiratorio sia all’origine della sintomatologia, e i farmaci di nuova generazione, che hanno superato anche i trial di fase III (molecole antagoniste selettive del recettore P2X3) interferiscono proprio su questo meccanismo.

Alessandro Malpelo