Milano, 23 febbraio 2020 - «Lo sport ha le sue regole del vestire, ma la vita è troppo breve per passare inosservati» dice la celebre modella statunitense Paris Hilton, che evidentemente ha un concetto molto approssimativo dell’attività motoria. Lo sport vuole le sue regole anche in fatto di abbigliamento. Le donne talvolta puntano al glamour, gli uomini al casual con maglie e pantaloncini lisi.

Ci sono discipline che prevedono un outfit ben preciso, come le arti marziali o il nuoto, nelle quali l’abbigliamento ha anche un aspetto identificativo della singola prestazione e si adatta praticamente alle necessità del momento; ce ne sono altre in cui si cambiano molte posizioni (aerobica, yoga, pilates, fitness con attrezzi ecc.), per le quali sono raccomandati capi che permettono di muoversi liberamente tendenzialmente attillati, pur sempre non costrittivi.

Importanti anche le caratteristiche del tessuto, che deve essere caratterizzato tendenzialmente da capi tecnici o in mesh per lasciar traspirare la pelle, da preferire al cotone che, una volta raffreddato dal sudore, crea un contatto sgradevole con la pelle. Per i calzini sono raccomandati quelli di spugna che assorbono il sudore. Per le donne si arriva a prefigurare un intimo in cotone con meno cuciture possibili e un reggiseno con modelli traspiranti e contenitivi senza pregiudicare il comfort.

Eleganza e praticità possono compendiarsi in molti modelli oggi sul mercato, per chi non vuol rinunciare allo stile neanche nello sport. C’è un’altra distinzione da fare fra abbigliamento invernale ed estivo.

Per l’inverno: vestirsi a strati, indossare preferibilmente uno strato sottile come il propilene, aggiungerne uno di lana o pile per l’isolamento, completare con uno strato esterno impermeabile e sottile di materiale sintetico. No agli ingolfamenti anche per attività di stop-and-go ovvero camminata e corsa. Proteggere testa, mani, piedi, orecchie, esposte a rischio raffreddamento più della parte centrale del corpo dove il flusso sanguigno è maggiore. I rischi da evitare in assoluto, soprattutto per chi fa sport in montagna in caso di temperature assai basse, è quello dell’ipotermia (la condizione in cui la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°), caratterizzata da brividi, difficoltà motoria, pelle secca fredda e blu, riduzione di frequenza cardiaca e sonnolenza, alterazioni dello stato di coscienza. Eventi fortunatamente rari, ma che possono avere una prima spiegazione anche nel modo di vestire, soprattutto quando si ha a che fare con i piccoli, nei quali l’adattabilità a temperature mutevoli è ridotta.

Pile e propilene sugli sci, per essere pronti al grande freddo

Per l’estate: abbigliamento chiaro per assorbire meno i raggi solari e per favorire l’evaporazione. A livello basso di disidratazione, equivalente a meno del 2% di perdita di peso, diminuisce il rendimento: si può andare in tilt con inappetenza, stancabilità, crisi ipotensive, crampi muscolari, riduzione della diuresi, infossamento dei bulbi oculari, tachicardia.

Tutto ciò premesso, giova dire che lo sport deve essere soprattutto un momento liberatorio, consentendo margini di affermazione di se stessi anche nell’abbigliamento che cambia l’aspetto del mondo ai nostri occhi e cambia noi agli occhi del mondo. Sempre che si non si vada oltre i parametri del buonsenso, rischiando in tal caso gli inconvenienti elencati, oltre a ridurre l’agilità e la praticità di ogni espressione motoria.