Paola Cinque
Paola Cinque

NEGLI ULTIMI ANNI l’inizio precoce della terapia antiretrovirale e nuove combinazioni con farmaci detti inibitori delle integrasi hanno migliorato l’efficacia del trattamento contro il virus HIV. Si è ottenuto così il controllo dell’infezione, ma non tutto è risolto, ci possono essere ancora problemi che riguardano il sistema nervoso centrale e altri apparati. Ne parliamo con Paola Cinque, medico specialista in malattie infettive all’Ospedale San Raffaele di Milano, in vista dell’appuntamento del 1° dicembre, Giornata mondiale per la lotta all’AIDS.

Dottoressa, perché malgrado i successi la guerra al virus HIV non può dirsi ancora vinta?

«Perché nonostante il continuo miglioramento delle cure, il virus si annida, per sua natura, in diverse cellule dell’organismo, tra cui anche le cellule del sistema nervoso centrale e lì può produrre dei danni. Infatti il virus potrebbe continuare a lavorare indisturbato sotto traccia, provocando, dopo anni, disturbi di tipo cognitivo, relativi ai livelli di attenzione, alla memoria e all’esecuzione dei movimenti più fini, che di fatto vengono riscontrati in una persona su quattro».

NEL LUNGO PERIODO “Anche se le cure migliorano sempre, il virus può continuare a lavorare indisturbato sotto traccia, provocando in un malato su quattro disturbi di attenzione, di memoria e di movimenti”

Quali sono i serbatoi naturali nei quali si nasconde il virus?

«Nel sistema nervoso centrale abbiamo cellule, come i macrofagi e la microglia, che possono albergare una infezione persistente. Combattere questo virus che si nasconde nel cervello è la nuova grande sfida per le cosiddette strategie di cura funzionale, che puntano ad arrivare al controllo della replicazione virale anche in assenza di terapia».

Quali indicazioni emergono dagli studi?

«Diverse novità sul fronte clinico sono venute da un simposio che abbiamo organizzato insieme al professor Andrea Antinori, direttore delle malattie infettive nell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma. Innanzitutto è emerso che i problemi neurologici gravi si riscontrano ormai solo nelle persone sieropositive che per motivi diversi non sono in terapia. Invece c’è un grosso problema relativo ai disordini cognitivi, che potrebbero essere la conseguenza dell’infezione cronica nel sistema nervoso. Questo legame tra virus e problemi cognitivi deve essere stabilito con certezza: l’interpretazione dei dati non è univoca. In una prospettiva più generale, comunque, è fondamentale tenere presente che la persistenza del virus nel sistema nervoso rappresenta un potenziale ostacolo verso l’ambizioso obiettivo di eradicazione dell’infezione. Questo aspetto va quindi tenuto presente nel disegno e nella conduzione degli studi sui nuovi approcci terapeutici che si prefiggono di eliminare il virus dall’organismo o di tenerlo sotto controllo al di là delle terapie tradizionali».

  • IL PROFILO
  • Paola Cinque
  • Medico specialista in Malattie Infettive e PhD in Virologia conseguito al Karolinska Institute di Stoccolma, guida l’unità di Neurovirologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano. È professore a contratto presso l’Università San Raffaele e svolge attività clinica e di ricerca traslazionale sull’infezione da HIV e altre infezioni virali, con particolare attenzione agli aspetti che riguardano il sistema nervoso centrale.

Gli specialisti assicurano che la quasi totalità dei pazienti in terapia antiretrovirale ha un livello di viremia controllata, cioè fino al 95% dei soggetti in cura ottengono una condizione di soppressione della carica virale. Ma persistono alcuni problemi, quali?

«Abbiamo il sommerso, quelle persone che non sanno di essere HIV positive: secondo stime recenti si parla di circa 15mila soggetti che, ignari della propria condizione, possono sfociare in uno stadio avanzato di malattia, nonché infettare altre persone».

Cosa fare allora?

«Occorre giocare d’anticipo. Teniamo presente che oltre la metà delle nuove diagnosi si ottiene in una fase di immunodeficienza, di calo delle difese, e una nuova diagnosi su cinque avviene in fase di malattia conclamata (AIDS). Una terapia precoce offre quindi importanti prospettive di salute, sicurezza, efficacia».

  • LA SCALA
  • Prevenzione e controlli sono fondamentali
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Un team di scienziati Usa ha annunciato di aver identificato una variante del virus HIV-1 Gruppo M, denominata sottotipo L, grazie al sequenziamento genico. «Questa scoperta ci dice che, per porre fine alla pandemia dobbiamo sempre monitorare questo agente infettivo in continua trasformazione», ha dichiarato Carole McArthur, della University of Missouri, Kansas City. L’HIV può restare asintomatico e silente per anni prima di dare qualche manifestazione rilevabile. La prevenzione rimane prioritaria. In Italia i giovani tra i 25 e i 29 anni costituiscono il gruppo maggiormente colpito. Fondamentale il ricorso al test, da effettuare dopo rapporti sessuali non protetti con persone di cui si disconosce lo stato di salute, e l’impiego del preservativo, che in modo semplice e sicuro consente di proteggersi anche da numerose altre infezioni sessualmente trasmesse. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità rispondono al Telefono Verde AIDS 800 861 061 dal lunedì al venerdì, dalle 13 alle 18.

Come si spiega questo fenomeno?

«Si può riflettere su questo dando un’occhiata ai dati degli ultimi anni in Italia: il numero delle nuove infezioni riconosciute non è ancora in calo, e la grande maggioranza di queste infezioni sono attribuibili a rapporti sessuali non protetti, per tutte le fasce d’età, e in misura preoccupante anche nei ragazzi e nelle ragazze più giovani, con meno di 25 anni».

Dunque, migliaia di persone in Italia ignorano di essere sieropositive e mancano l’appuntamento con il test HIV. Perché è raccomandabile la diagnosi precoce?

«Perché così possiamo trattare un’eventuale infezione più rapidamente e in modo più efficace. Chi inizia la terapia, nel momento in cui raggiunge la soppressione completa del virus, non è più contagioso e non trasmette l’infezione. La diagnosi tardiva rappresenta, invece, un grosso problema perché ci si può ammalare più facilmente, e trasmettere l’infezione ad altri».

MASSIMA ATTENZIONE “Una nuova diagnosi su cinque avviene quando la malattia è in fase conclamata e il paziente mostra un calo delle difese immunitarie”