"La ricerca italiana fa scuola a livello mondiale e ridefinisce nuovi standard di trattamento della forma più frequente di infarto, quella in cui l’arteria non è del tutto ostruita. Abbiamo dimostrato che una strategia invasiva, entro le 24 ore, con approccio radiale (dal polso) incide sui risultati più di quanto faccia la tempistica della terapia farmacologica". Con queste parole il presidente GISE, professor Giuseppe Tarantini, commenta lo studio Dubius presentato al congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC). In Italia ogni anno sono colpite da infarto subendocardico 80.000 persone, e 52.000 sono sottoposte a stent. Lo studio guidato da Giuseppe Tarantini (Università di Padova) e Giuseppe Musumeci (Ospedale Mauriziano di Torino) indica "una strategia più efficace e sicura" nelle fasi che precedono l’esecuzione di coronarografia, angioplastica e bypass aorto coronarico.

Alessandro Malpelo