Foto: filadendron / iStock
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Roma, 2 novembre 2020 - Essere interrotti mentre lavoriamo è, oltre a una comunissima fonte di fastidio, una delle maggiori cause di crollo della produttività. Tutti odiamo quando qualcuno spezza l’incantesimo della nostra concentrazione in un momento importante, e non a caso la psicologia del lavoro ha più volte dimostrato che questa situazione crea nervosismo e stress. Ma essere interrotti provoca anche delle reazioni ormonali finora sottostimate, come dimostra un recente studio condotto da un team guidato dalla psicologa Jasmine Kerr (Politecnico federale di Zurigo).

Gli effetti delle interruzioni durante il lavoro

La volontà dei ricercatori era quella di misurare gli effetti della pressione sociale e delle interruzioni, ossia due delle cause più comuni di stress. Gli accademici, che hanno coinvolto 90 soggetti, hanno trasformato il loro laboratorio in un ufficio per simulare delle situazioni di interruzioni sul luogo di lavoro. Mentre le persone svolgevano dei compiti burocratici tipici di chi lavora nelle risorse umane, due attori sono entrati nella stanza improvvisamente (fingendosi i datori di lavoro) e hanno assegnato ai partecipanti delle mansioni aggiuntive. Qui c’è stata la suddivisione in due gruppi, in base a due livelli di stress: i membri del primo gruppo hanno dovuto svolgere solo un semplice compito aggiuntivo, mentre il secondo è stato obbligato a portare a termine un lavoro molto più stressante.
Durante lo svolgimento dei loro compiti, i partecipanti hanno continuato a subire interruzioni di vario tipo per mano dei ricercatori (a diverse intensità in base al gruppo di appartenenza): chat sul computer che squillano insistentemente, medici che entrano a prelevare campioni di saliva (necessari per lo studio), richieste continue da parte dei finti datori di lavoro. I soggetti, durante le simulazioni, hanno dovuto compilare dei questionari psicologici e indossare dei dispositivi in grado di rilevare la frequenza cardiaca, per tenere monitorati i livelli di stress.

Raddoppia la produzione di cortisolo

I membri del gruppo con il lavoro aggiuntivo più stressante e le maggiori interruzioni hanno mostrato un aumento della frequenza cardiaca e livelli più alti di cortisolo (rilevato dalla saliva). Quest’ultimo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali su impulso del cervello ed è chiamato anche “ormone dello stress”. Più precisamente, come specificato dalla dottoressa Kerr, le secrezioni di cortisolo sono raddoppiate nei soggetti disturbati più frequentemente. L’aspetto più particolare, però, consiste nel fatto che gli individui con il cortisolo più alto (e quindi uno stress teoricamente maggiore) è come se non percepissero la condizione di esaurimento e fatica mentale in cui si trovavano, dato che nel questionario psicologico hanno scritto di non sentirsi particolarmente stressati e di essere di buon umore.
Il motivo è ancora una specie di mistero: “Forse i continui suoni delle chat hanno aumentato il coinvolgimento delle persone, dando loro la sensazione di avere la situazione sotto controllo. Una seconda spiegazione? I messaggi di chat hanno agito come una distrazione apparentemente non disturbante”, si legge sul paper della ricerca. Questi risultati, sotto certi versi inaspettati, spingeranno i ricercatori ad approfondire il reale impatto delle interruzioni durante il lavoro sulla produttività.