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Insulina settimanale, cosa cambia: liberi dall’assillo quotidiano

La vita complicata dei pazienti con diabete, tra monitoraggio della glicemia e preoccupazioni legate al calo di zuccheri. Scheda tecnica

30/05/2024 - di Alessandro Malpelo
Crediti iStock - kit misuratore diabete

Ha fatto scalpore la notizia che l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha dato semaforo verde alla prima insulina settimanale indicata nel trattamento del diabete di tipo 1 (forma a esordio giovanile) e in certi casi necessaria anche nel diabete di tipo 2, quando non risponde ai comuni antidiabetici per via orale (forma dell’adulto influenzata da sovrappeso, dieta disordinata e sedentarietà).

 

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La molecola sotto i riflettori, denominata icodec, semplifica enormemente la gestione della malattia rispetto all’insulina basale giornaliera, denominata degludec. Angelo Avogaro, presidente della Società italiana di diabetologia (SID) è la fonte autorevole delle informazioni contenute in questa scheda, pensata per mettere a confronto prima e dopo, cosa cambia, e per comprendere meglio i meccanismi che si mettono in moto quando si arriverà alla distribuzione su larga scala in farmacia.

 

La giornata tipo

Il controllo periodico della glicemia è fondamentale per le persone con diabete, e gli effetti della classica insulina a somministrazione quotidiana scandiscono vari momenti della giornata. Detto in altri termini, il controllo glicemico richiede un approccio olistico elaborato, che comprende: monitoraggio dei valori del sangue, alimentazione oculata, calcolo delle dosi e somministrazione dell’insulina in momenti ben precisi della giornata. Ecco come si svolge ciclicamente la procedura.

  • Controllo della glicemia. Le persone con diabete devono monitorare la glicemia più volte al giorno. Questo viene fatto attraverso l’uso di un glucometro, che misura i livelli di zucchero nel sangue prelevato mediante una piccola puntura. Le moderne tecnologie permettono di sostituire l’ago con un patch, una sorta di cerotto indolore permanente che permette la consultazione dei valori in contino sulla app dello smartphone.
  • Prima di ogni pasto. La misurazione dei valori aiuta a determinare con precisione la dose di insulina necessaria per smaltire l’apporto di carboidrati durante il pasto.
  • Prima di coricarsi. Questo ultimo controllo è importante per evitare di andare incontro a ipoglicemia notturna.
  • Bilanciare i carboidrati. La dieta gioca un ruolo fondamentale nel controllo glicemico. Le persone con diabete devono sempre calcolare la quantità di carboidrati che andranno a ingerire nei pasti, bilanciare, correggere eventuali alti e bassi glicemici, e adattare la dose di insulina di conseguenza.
  • Indice glicemico. Gli alimenti causano un aumento graduale dei livelli di zucchero nel sangue, più o meno spiccati a seconda della tipologia dei nutrienti ingeriti. Come criterio generale occorre limitare l’assunzione di zuccheri semplici.
  • Dose di insulina. La quantità di insulina necessaria va calcolata volta per volta, la dose necessaria varia da una persona all’altra e dipende da fattori come età, corporatura, tipologia, apporto di carboidrati nei pasti.
  • Attività fisica. Muoversi, fare sport in compagnia o andare in palestra regolarmente, influenza positivamente il benessere della persona con diabete. Si abbassa così la resistenza all’insulina, bilanciando la glicemia.
  • Somministrazione. L’insulina viene iniettata sottocute quotidianamente, utilizzando una penna usa e getta (in passato si utilizzava una siringa).
  • Accorgimenti. Ruotare i siti di iniezione per evitare l’irritazione della pelle. Seguire le istruzioni del medico: rispettare gli orari e le dosi prescritte.

 

A chi prescrivere insulina?

  • Pazienti con diabete di Tipo 1. Questi pazienti, fin da giovani, non producono insulina e devono fare iniezioni per sopravvivere.
  • Alcuni pazienti con diabete di Tipo 2. Se la terapia orale fallisce o si dimostra incapace a controllare la glicemia, possono essere necessarie iniezioni di insulina.

 

Terapie a confronto

INSULINA BASALE
  • Frequenza di somministrazione. L’insulina basale viene somministrata una volta al giorno. Fornisce un livello di insulina che deve essere calcolato giorno per giorno sulla base della variabilità individuale.
  • Efficacia. L’insulina basale è in grado di mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue nell’arco delle 24 ore, poi si rende necessaria una nuova somministrazione.
  • Pro. Relativamente semplice da iniettare e ben collaudata.
  • Contro. Richiede iniezioni quotidiane, una procedura che alla lunga viene vissuta come una palla al piede.

 

INSULINA SETTIMANALE
  • Frequenza di somministrazione. L’insulina settimanale (icodec) viene somministrata una volta ogni sette giorni. È una novità assoluta nel campo della terapia.
  • Efficacia. Studi hanno dimostrato che l’insulina settimanale ha un leggero vantaggio nell’efficacia rispetto all’insulina basale quotidiana, misurata attraverso l’emoglobina glicata.
  • Pro. Riduce il numero di iniezioni da 365 all’anno a soli 52, migliorando l’aderenza al trattamento.
  • Contro. Presenta un piccolo aumento del rischio di ipoglicemie, sebbene i casi siano molto bassi (meno di un episodio all’anno per paziente).

 

I passi avanti

  • Frequenza delle iniezioni. Ancora oggi, chi soffre di diabete deve compensare con una iniezione al giorno di insulina. In un prossimo futuro, con l’insulina settimanale, i pazienti candidati a questo trattamento potranno limitarsi a cinquantadue iniezioni in un anno anziché 365.
  • Meno disagi. La formulazione a lento rilascio rappresenta una liberazione dall’assillo della iniezione quotidiana. Questo significa un cambiamento in meglio nelle abitudini di vita per milioni di persone, che guadagnano tempo prezioso e possono ottenere un buon grado autonomia, aumentare la produttività nel lavoro come pure godere di più lunghi intervalli di benessere nel tempo libero.
  • Controllo eccellente. L’insulina icodec permette di mantenere livelli di glucosio nel sangue stabili e costanti nel tempo. Questo riduce il rischio di crisi ipoglicemica, che può causare collasso, tachicardia, sudorazioni, pallore, fino alla perdita di coscienza, allo svenimento o al coma.

 

I vantaggi

Vediamo punto per punto quali sono i vantaggi e le novità introdotte recentemente dall’industria farmaceutica:

  • Formula retard. Icodec, molecola prodotta da Novo Nordisk, è la prima terapia a rilascio lento approvata dall’ente regolatorio europeo. I dati di sicurezza del programma di fase III ONWARDS hanno dimostrato la sua efficacia nel migliorare il controllo glicemico.
  • Ecosostenibilità. Secondo il professor Avogaro l’insulina settimanale incide in termini di sostenibilità ambientale grazie alla riduzione del numero di penne utilizzate, e quindi al minor consumo di plastiche usa e getta.
  • Aderenza al trattamento. La necessità di somministrazione quotidiana può essere frustrante e soggetta a dimenticanze. Con l’insulina settimanale i pazienti devono compiere meno operazioni, sarà più facile ricordare l’appuntamento.
  • Ipoglicemia scongiurata. Le formulazioni retard rilasciano l’ormone in modo più costante, riducendo i picchi e i cali di zucchero nel sangue. Ciò comporta un minore rischio di crisi ipoglicemica (spesso si manifesta come un collasso notturno), inconveniente che comporta un trasporto immediato al pronto soccorso.

 

Cosa dice lo specialista

Quando si valuta l’uso dell’insulina settimanale nella pratica clinica, è importante bilanciare il beneficio glicemico aggiuntivo con il rischio assoluto di ipoglicemia. La scelta tra insulina basale e insulina settimanale dipenderà anche dalle abitudini e le aspettative, considerando sia l’efficacia sia la comodità della somministrazione. Gli specialisti della SID raccomandano di consultare regolarmente il medico di fiducia come buona norma per una gestione avveduta, personalizzata e sicura del diabete.

 

I danni causati dal diabete trascurato

  • Visione offuscata. Valori di glicemia elevati danneggiano gli occhi causando vista appannata, zone d’ombra nella retina, e possono portare alla cecità.
  • Calo di peso. Soprattutto nel diabete di tipo 1, l’incapacità dell’organismo di assorbire gli zuccheri può portare a una rapida perdita di peso con debolezza pronunciata.
  • Fame incoercibile. Il diabete impedisce all’organismo umano di trasformare gli zuccheri in energia, portando a una continuo desiderio impellente di mangiare, anche di notte.
  • Infezioni. L’iperglicemia compromette la guarigione dalle infezioni, specie quelle localizzate alla vescica o agli organi genitali.
  • Formicolio. Intorpidimento alle mani e ai piedi possono indicare danni ai nervi periferici.
  • Complicanze vascolari. L’aterosclerosi può colpire cuore, cervello, gambe, occhi, reni e nervi. La microangiopatia affligge i rami arterovenosi di dimensioni minori, causando a seconda degli interessamenti, retinopatia diabetica, nefropatia diabetica e neuropatia diabetica. La macroangiopatia coinvolge le arterie di dimensioni maggiori, aumentando il rischio di infarto, e ictus.
  • Piede diabetico. Una classica complicanza del diabete scompensato è la gangrena del piede, che spesso purtroppo richiede dolorose amputazioni e porta a disabilità.
  • Collasso. Le crisi ipoglicemiche, abbassamento repentino dei livelli di zuccheri del sangue, portano a perdita di coscienza e svenimenti, fino al coma, e richiedono un immediato trasferimento al pronto soccorso.

 

La scoperta dell’insulina

Facciamo un passo indietro. L’insulina è stata scoperta quasi cento anni fa. Nel 1922 gli studiosi Frederick Grant Banting e John James Richard Macleod, poi insigniti del premio Nobel per la medicina, identificarono nel pancreas la molecola responsabile del controllo del glucosio, e sperimentarono le prime rudimentali infusioni. Oggi sappiamo che l’insulina, la cui importanza è nota a tutti, è un ormone costituito da 51 amminoacidi, secreto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas, che ha funzione chiave nel metabolismo degli zuccheri, delle proteine e dei lipidi. Nel giugno dell’anno scorso avevamo annunciato che la scoperta, e la formulazione di questo ormone a lento rilascio, era stata coronata da successo. Ora, a distanza di meno di dodici mesi, le necessarie verifiche delle autorità sanitarie europee hanno dato esito positivo.