Foto: Eloi_Omella / iStock
Foto: Eloi_Omella / iStock

L’inquinamento dei mari e degli oceani, causato dalla plastica ma non solo, è uno dei grandi problemi ambientali del nostro tempo. Spesso, però, tendiamo ad analizzare questo tema solo dal punto di vista ecologico, dimenticandoci del fatto che la “salute” degli oceani è strettamente correlata a quella degli esseri umani. A rimarcarlo è stato un report pubblicato sulla rivista American Journal of Public Health, che ha approfondito l’impatto dell’inquinamento oceanico sul benessere di tutti noi.

250 milioni di malattie respiratorie e di gastroenteriti

I problemi su cui si è focalizzato il report sono stati l’inquinamento marino, l’acidificazione delle acque, l’incremento del livello dei mari e la pesca invasiva che sta minacciando la biodiversità marina. Innanzitutto, gli esperti hanno specificato che, ogni anno, ci sono 250 milioni di casi globali di malattie respiratorie e gastroenteriti causate dal nuoto in acque marine/oceaniche inquinate e dall’alimentazione con pesci e frutti di mare che popolano questi ecosistemi. Ecco perché dell’inquinamento delle masse oceaniche dovrebbero occuparsi non solo gli scienziati e i biologi marini, ma anche i medici e gli epidemiologi. Nello studio si legge anche che le popolazioni indigene dell’Artico sono (indirettamente) le più esposte all’accumulo di sostanze inquinanti negli oceani. Il motivo? Gli agenti chimici che si dissolvono nelle acque stanno causando il collasso di molti stock ittici che, per queste popolazioni, sono fondamentali sia in termini di nutrizionali sia in termini economici.

Agire entro il 2030

Gli oceani coprono il 71% della superficie terrestre, dunque le loro condizioni si riflettono in maniera evidente sul nostro stile di vita. Ogni anno vengono buttati nei mari e negli oceani circa 8 milioni di tonnellate di plastica, e questo è solo uno dei tanti modi in cui gli esseri umani stanno distruggendo l’ecosistema marino. Inquinare gli oceani significa fare del male a se stessi e alla propria società, per questo nel report si legge che anche le azioni quotidiane possono fare davvero la differenza. Secondo il Prof. Heymans, uno degli autori del report, ognuno di noi deve ridurre il consumo di plastica e riciclare di più; raccogliere i rifiuti sulle spiagge e sulle strade per evitare che la plastica venga scaricata negli oceani dall’acqua piovana; usare mezzi di trasporto non inquinanti e mangiare meno carne per ridurre l’impronta di carbonio (che innalza l’acidificazione degli oceani). Secondo gli esperti, l’attuale decennio sarà decisivo: se entro il 2030 le condizioni degli oceani non dovessero migliorare, tornare indietro potrebbe non essere più possibile.