Foto: torwai / iStock
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Roma, 9 ottobre 2020 - L’effetto dell’inquinamento sul cervello dei giovani di oggi potrebbe rivelarsi davvero di enorme portata. Le polveri sottili nell’atmosfera non creano solo danni a livello respiratorio e cardiocircolatorio, ma possono accelerare il deterioramento cognitivo sotto diversi aspetti. E, di conseguenza, espongono l’organismo a patologie quali il Parkinson o l’Alzheimer. A ipotizzarlo è stato un nuovo studio pubblicato sulla rivista Environmental Research.

Cosa c’è nel cervello di chi vive in città inquinate

Gli esperti hanno esaminato il tronco cerebrale di 186 residenti a Città del Messico, una delle città più inquinate del mondo, che sono morti tra gli 11 mesi e i 40 anni di età. Dalle analisi è emerso che in tutti i loro cervelli, indipendentemente dall’età e dalla causa del decesso, c’era la presenza non solo di cellule nervose anomale, placche ed escrescenze collegate ad alcune malattie neurologiche, ma anche di minuscole nanoparticelle ricche di metalli. Queste ultime, secondo i ricercatori, sono sorprendentemente simili alle particelle di particolato fine che respiriamo nei luoghi più inquinati: “Le particelle potrebbero aver raggiunto il cervello dopo essere state prima inalate o ingerite, poi spostate dall'intestino alle cellule nervose che collegano il tronco cerebrale con il sistema digestivo”, spiega Barbara Maher, scienziata ambientale della Lancaster University, al Guardian.

Siamo più esposti alla degenerazione cognitiva?

Le placche e le escrescenze rilevate sono simili a quelle dei pazienti affetti dall’Alzheimer, dal Parkinson e dalla malattia del motoneurone, ossia quella patologia che danneggia solo le cellule cerebrali che controllano la muscolatura volontaria. Non è ancora chiaro se gli elementi in questione (comprese le nanoparticelle) possano causare malattie neurologiche, dunque lo studio ha bisogno di conferme. Secondo i ricercatori, però, sono segnali che non promettono bene: dei campanelli d’allarme sul fatto che, per via dell’inquinamento, il nostro organismo è più esposto al deterioramento cognitivo. E questi effetti sarebbero ancora più devastanti sui giovani e giovanissimi, che fin dai loro primi giorni di vita entrano in contatto con livelli di inquinamento che non accennano a migliorare.
“Le nostre nuove scoperte indicano che gli inquinanti atmosferici a cui sei esposto sono davvero significativi nello sviluppo di danni neurologici”, afferma la dottoressa Maher. Gli scienziati, inoltre, sostengono che l’inquinamento possa causare una sorta di pandemia silenziosa, portando non solo patologie cardiovascolari (ictus, infarti) ma anche patologie cerebrali.