Analisi batteriologiche (Ansa)
Analisi batteriologiche (Ansa)

Roma, 10 gennaio 2020 - Prevenire per sé, ma anche per gli altri. Mentre si attende il picco dell’epidemia influenzale, dal documento di consenso degli esperti emerge come in termini di costi diretti e indiretti e la vaccinazione anti-influenzale abbia un’importante significato. "Qualche tempo fa, valutando la situazione nell’area metropolitana di Genova che può rappresentare uno spaccato dell’Italia, abbiamo visto che nella decade tra i 50 e i 60 anni le persone con cardiopatie o semplici fattori di rischio o con diabete vedevano aumentato il rischio di ricovero per sindromi influenzali (in almeno quattro casi su cinque nel periodo del picco epidemico si tratta di influenza) avevano rispettivamente un rischio aumentato di 4,5 e di oltre 3 volte – spiega Giancarlo Icardi, docente di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Genova –. Ovviamente nella decade 60-70 i rischi aumentavano ulteriormente. Questo significa che occorre considerare non solo l’età al momento della scelta di vaccinazione, ma anche le condizioni generali del soggetto. E non si deve dimenticare che in termini di costi diretti per il sistema sanitario e sociali legati allo stop delle attività di una persona in età lavorativa questi numeri contano".

In termini preventivi, il richiamo alla vaccinazione in questa stagione nei soggetti a rischio – tra questi occorre considerare anche i pazienti con malattie renali croniche, visto che In caso l’insufficienza renale cronica (e non solo) si correla ad uno stato di immunodepressione, che rende l’organismo maggiormente soggetto a sviluppare infezioni e complicanze, oltre a ripercuotersi sul metabolismo – appare giustificato anche dalle caratteristiche dei virus. Ben due su quattro dei ceppi i cui antigeni sono presenti nel vaccino quadrivalente sono ’nuovi’, quindi la ’memoria’ di chi si è protetto o ha fatto l’influenza lo scorso anno non è ’preparata’ a scatenare una risposta difensiva immediata.