di Federico Mereta

Dolore. Difficoltà di movimento. Spesso anche infiammazione. L’arcipelago delle malattie reumatiche, composte di tante isole diverse più o meno “abitate” in termini di persone che soffrono delle specifiche condizioni, presenta una serie di caratteristiche comuni che non debbono essere sottovalutate. Soprattutto è importante arrivare presto con la diagnosi, per evitare che nel frattempo articolazioni e altre strutture possano essere “alterate” dal procedere del processo patologico. "Le malattie reumatologiche sono numerose e variegate, hanno un comune denominatore che è l’interessamento dell’apparato locomotore e molte di esse sono a carattere sistemico, perché possono interessare tutti gli organi e apparati, quali i polmoni, i reni, il sistema nervoso, il sangue, l’intestino, la pelle e gli occhi" – spiega Alberto Cauli, professore ordinario e direttore dell’unità di Reumatologia dell’Università degli Studi e della AOU di Cagliari, Policlinico di Monserrato –. Se non trattate tempestivamente e in modo adeguato, possono causare danni definitivi all’organismo e determinare nel tempo disabilità e invalidità, oltre che naturalmente deteriorare marcatamente la qualità di vita sin dall’inizio della malattia. Per questo è importante la diagnosi precoce e il tempestivo inizio delle cure appropriate".

Le cifre, considerando l’intero “panorama” che si potrebbe vedere “sorvolando” l’arcipelago sono sicuramente significative. Ci sono addirittura stime che dicono che una persona su due potrebbe andare incontro a problemi di questo tipo, considerando ovviamente anche condizioni come l’artrosi, le tendiniti, la fibromialgia e quadri come la gotta. Bisogna comunque ricordare che a volte, pur se sono coinvolte le articolazioni, la patologia interessa diverse aree del corpo. In questi casi si parla di malattie sistemiche come le artriti primarie che includono l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, la spondilite anchilosante e le spondiloartriti associate a malattie infiammatorie intestinali, le connettiviti che includono il Lupus Eritematoso Sistemico, la sclerosi sistemica. E si tratta solo di esempi. L’importante è comunque conoscere il nemico che a volta si insinua progressivamente. "Molto spesso l’esordio della malattia è subdolo, con sintomi aspecifici e non facilmente diagnosticabile – ricorda Cauli –. Il primo sintomo può talvolta essere semplicemente una febbre o una stanchezza che non passa. Successivamente compaiono i sintomi caratteristici e il medico di famiglia invia il paziente dallo specialista reumatologo per un inquadramento definitivo. L’obiettivo è sempre una diagnosi precoce che consente di iniziare una terapia appropriata al fine di limitare l’evoluzione della malattia e arrestare il processo".

Ultimo capitolo di questo breve viaggio nel mondo delle malattie reumatiche è quello relativo all’età. "Per quanto riguarda l’esordio delle malattie reumatologiche sistemiche, il picco si ha tra i giovani-adulti in età fertile, anche se ci sono delle forme pediatriche e anche dell’anziano – conclude l’esperto –. Alcune forme, come le connettiviti, sono più frequenti nelle donne in età fertile. Ma in tutti i casi bisogna seguire bene le cure indicate: purtroppo capita ancora che il paziente per timore degli effetti collaterali dei farmaci sia poco aderente alla terapia prescritta, perdendo in questo modo una grande opportunità di arrestare la malattia e prevenire l’evoluzione del danno e delle complicanze".