Il cibo ’buono’ per il microbiota

L’età, l’uso di farmaci e l’alimentazione modificano i batteri dell’intestino: ecco come mantenere l’equilibrio

22/08/2021 - di Federico Mereta

“L’uomo è ciò che mangia”. La frase di Ludovico Feuerbach, filosofo anti-hegeliano del 1800, esprime perfettamente quanto l’alimentazione sia fondamentale per mantenere la salute, quasi integrando il cibo nel benessere psicofisico del corpo. Ed allora, passando dall’universale al particolare – tanto per tenerci in termini filosofici – anche il microbiota intestinale di ogni organismo umano è direttamente collegato alle abitudini alimentari. Se è vero che la componente di batteri e altri microrganismi che caratterizzano il nostro apparato digerente cambia regolarmente con l’età e può essere modificata da eventi esterni, come ad esempio la somministrazione di antibiotici, è altrettanto innegabile che le nostre abitudini sono fondamentali nella ’costruzione’ di quella che un tempo veniva chiamata flora batterica. Ed ovviamente noi possiamo influire sulla sua composizione, facendo in modo di offrire ai batteri ’buoni’ quello di cui hanno bisogno, ovvero alimenti con capacità prebiotiche, oltre a favorire la disponibilità di microrganismi ’amici’ attraverso la somministrazione di probiotici contenuti nei cibi. «La parola “prebiotici” segnala alcune sostanze non digeribili dall’uomo, in particolare fibre di origine vegetale) di cui i microrganismi hanno bisogno per crescere nel tubo digerente» spiega Lorenzo Morelli, Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile dell’Università Cattolica di Piacenza –. Non bisogna confondersi con il termine probiotico, che invece indica batteri vivi che vengono introdotti nell’organismo e possono conferire un beneficio alla salute di chi li consuma».

 

Un esempio di beneficio? Ci sono probiotici che stimolano il sistema immunitario a mantenersi costantemente vigile e a contrastare subito eventuali aggressioni esterne e contribuiscono anche a riequilibrarlo, limitando la reattività allergica, dovuta per l’appunto a uno scompenso nel suo funzionamento. Ma torniamo al ’cibo’ per il microbiota. Tecnicamente, si possono considerare ad esempio prebiotici gli oligosaccaridi della frutta o del latte materno, l’inulina. gli acidi grassi come l’acido linoleico coniugato o gli omega 3, alcuni polifenoli, «Alcune fibre sono particolarmente gradite al microbiota, che le utilizza selettivamente a proprio piacimento: queste fibre prendono il nome di fibre prebiotiche – riprende Morelli –. Fibre e polisaccaridi indigeriti sono i principali modulatori della composizione e della funzionalità del microbiota. Ovviamente quando il microbiota ha le sue fibre prebiotiche a disposizione, ne traiamo vantaggio. Se invece la dieta è povera di fibre il microbiota può tendere ad alterarsi e soprattutto fa fatica a mantenersi in salute per questo aumentare la quantità di fibre può essere molto utile per mantenere un microbiota sano».

 

Tradotto in parole povere, per ’dare da mangiare’ ai batteri buoni occorre metterli in condizione di far fermentare le fibre alimentari, per procurarsi il nutrimento: ad esempio la pectina, di cui sono molto ricche le mele e le bucce della frutta, e l’inulina, presente nei carciofi, nella cicoria e in molte verdure. Oltre ovviamente ai cereali integrali, alle cipolle, allo yogurt. Grazie ai prebiotici presenti nei cibi, insomma, i batteri che lavorano come veri e propri laboratori, con una componente ’buona’ che supera i possibili nemici del benessere, possono operare al meglio. L’importante è che le abitudini alimentari amiche del microbiota siano mantenute nel tempo. Anche se è vero che passando da un’alimentazione a basso contenuto di fibre ed elevato contenuto di grassi ad una che, viceversa, ha un basso contenuto di grassi e un alto contenuto di fibre, in pochi giorni si può avere un cambiamento nella composizione del microbiota, è innegabile che perché tutto funzioni al meglio bisogna che facciamo nostre sane abitudini con consumo regolare dei cibi sopracitati. Così il corpo sta meglio. «Il microbiota favorisce e regola la digestione degli alimenti, grazie ad una serie di enzimi che sono in grado di trasformare molte delle sostanze che arrivano nel canale digerente con i cibi – ricorda Morelli –. Si comporta insomma come un ’laboratorio’ interno che svolge attività enzimatiche fondamentali per la replicazione degli stessi germi, e per l’organismo e, oltre ad assicurarci la produzione di vitamine del gruppo B, e in particolare della B12, favorisce la sintesi di energia».

 

I NUMERI

Tra intestino crasso e colon ci sono miliardi di germi

 

 

La flora batterica, che insieme ad altri componenti costituisce il microbiota, è concentrata soprattutto nell’ultima parte dell’intestino, il crasso. Ed è formata da una serie infinita di invisibili ’laboratori’. Il loro numero può essere anche dieci volte superiore rispetto a quello delle cellule che formano l’intero corpo umano. Basti pensare che nello stomaco e nell’intestino tenue di va da 100 a 100.000 batteri per millilitro di contenuto intestinale, mentre nel colon si arriva a 100-1000 miliardi di germi per grammo di feci. In genere, il rapporto tra anaerobi, cioè i germi che vivono in assenza di ossigeno, e aerobi è di 1000 a 1 a favore dei primi. Quando ci ammaliamo, o comunque quando per diversi motivi i “buoni” subiscono un danno – capita ad esempio quando l’alimentazione non è propriamente sana oppure in caso di malattie o ancora dopo l’assunzione di farmaci come gli antibiotici – i batteri ’cattivi’ si moltiplicano in massa.