I Romani e il rosmarino d’oro delle Asturie

Per sfruttare il filone aurifero venne inventata una modalità di raccolta davvero fantasiosa

18/07/2021 - di Ciro Vestita

Nel 40 d.C. gli avidi romani avevano sfruttato ed esaurito tutto l’oro presente nei due fiumi auriferi italiani, la Dora Baltea e la Dora Riparia. Gli ingegneri scelsero quindi le Asturie in Spagna per estrarre pagliuzze aurifere di cui questi monti erano ricchi. Creano in vetta un grande invaso per la raccolta di acqua piovana e poi realizzarono gallerie che da questo invaso arrivavano in pianura (un impatto ecologico devastante: Plinio lo definì “Ruina Montium”, rovina dei monti). Una volta l’anno, in estate, l’invaso veniva aperto e con violenza l’acqua, per ruscellazione, trascinava a valle il pietrisco ricco di pagliuzze dorate. Ma la cosa meravigliosa fu modalità di raccolta dell’oro: per non disperderlo nella vallata fu piantato del rosmarino. Quando l’acqua arrivava a valle, evaporando lasciava le pagliuzze addosso ai mille aghi del rosmarino: le piantine venivano scosse, facendo così raccogliere l’oro.