Chi soffre di malattie reumatiche tende ad avere un maggior rischio di sviluppare osteoporosi. È quanto dice la scienza, che ricorda come proprio l’attenzione alla salute ossea sia uno degli ambiti da tenere in maggior considerazione nell’affrontare la patologia reumatica. Le ricerche, in particolare si sono concentrate soprattutto sull’artrite reumatoide, anche per la maggior frequenza del quadro, che ovviamente comporta una serie di modificazioni legate alla sua stessa essenza. Tanto per citare un esempio, chi soffre di questa patologia rischia di più di andare incontro ad erosioni più o meno significative della componente ossea che si affaccia sull’articolazione danneggiata. Ma gli effetti della condizione non si esplicano solo localmente, nel punto in cui l’infiammazione articolare è particolarmente sviluppata, ma anche sull’interno organismo che viene interessato, in modo più o meno significativo, dalla malattia autoimmune con la conseguenza che anche il metabolismo delle ossa ne risente.

Basti pensare, in questo senso, al ruolo di alcuni mediatori dell’infiammazione, che quindi favoriscono il peggioramento del quadro. Volete un esempio? L’Interleuchina-6 o IL-6. È una sostanza che gioca un ruolo chiave nella modulazione di diversi processi fisiologici, tra cui la risposta immunitaria, il normale metabolismo dei grassi nell’organismo, la regolazione dei valori di ferro (fondamentale per la sintesi dell’emoglobina che trasporta l’ossigeno all’interno dei globuli rossi) presente nel corpo e la produzione di alcuni ormoni. Nella persona che soffre di artrite reumatoide questa citochina promuove l’infiammazione, la distruzione articolare e le manifestazioni che interessano l’intero organismo come l’anemia, l’affaticamento e appunto l’osteoporosi. Invisibilmente infatti IL-6 guida sia il sistema immunitario ed induce direttamente la risposta immunitaria oltre a favorire la morte delle cellule che della cartilagine articolare e spingendo verso la distruzione delle ossa dell’articolazione.

Sia chiaro: si tratta solo di un esempio per capire come il reumatologo sia lo specialista di riferimento per l’osteoporosi, soprattutto se si manifesta in chi soffre di patologie reumatiche. Il rischio, infatti tende ad aumentare anche in chi fa i conti con il Lupus Euritematoso Sistemico (Les), con la spondilite anchilosante e con la sclerodermia.

Le donne, anche in questo senso, sono a maggior rischio anche perché quando queste patologie compaiono in età giovanile è più difficile raggiungere il tasso di massa ossea necessario per preservare dall’osteoporosi dopo la menopausa. Come se non bastasse, per il LES conta anche la ridotta esposizione al sole che può condurre ad un deficit di vitamina D. Più in generale, infine, a volte i trattamenti con derivati del cortisone per limitare l’infiammazione nelle malattie reumatiche (e non solo) possono nel tempo indebolire l’osso con effetti negativi sulla massa ossea disponibile. E conseguenti aumenti del rischio di frattura via via che gli anni passano.