I chili di troppo pesano sulla salute. Aumentano il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari, rendono più probabile l’insorgenza del diabete, impattano sulla salute delle articolazioni che debbono sopportare un carico maggiore, facilitando la comparsa dell’artrosi, incidono sul metabolismo e sul benessere renale. Per questo l’obesità va combattuta. Quando si altera il bilancio tra ’entrate’ caloriche dell’organismo con alimenti e consumi, sotto forma soprattutto di sforzo fisico, il corpo tende ad accumulare energia. E lo fa mantenendola a disposizione sotto forma di grasso. Il deposito porta infatti al riempimento delle cellule adipose con una ’goccia’ di grasso, che tende ad allargare il volume delle cellule stesse. Ma se questo allargamento non è sufficiente a contenere il grasso di deposito, le cellule tendono a moltiplicarsi, in un processo che si chiama iperplasia. Con conseguente eccesso numerico di cellule adipose, che possono riempirsi di nuovo. Così dice la fisiologia. Ma occorre anche capire cosa succede all’organismo quando i chili di troppo si localizzano, in particolare nella pancia.

Prima di tutto le cellule adipose in eccesso nell’addome rilasciano nel sangue gli acidi grassi liberi, che si mettono in ’concorrenza’ con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli. Così si può verificare un aumento della glicemia, cioè del tasso del glucosio nel sangue. In risposta a questo fenomeno si attiva il pancreas, che aumenta la produzione di insulina.

Ma attenzione: anche l’eliminazione dell’insulina in eccesso da parte del fegato non è efficace, per cui si verifica un aumento dell’insulina nel sangue in presenza di iperglicemia. Questa condizione fa partire l’insulino-resistenza, per cui il corpo diventa meno sensibile all’azione dell’insulina anche in presenza di elevate quantità di insulina nel sangue. Così si apre la strada al diabete. Come se non bastasse, quando nel sangue sono presenti elevate quantità di acidi grassi liberi e compare l’insulino-resistenza il fegato tende a produrre elevate quantità di VLDL, proteine che si legano ai trigliceridi portando allo sviluppo di ipertrigliceridemia, cioè all’aumento dei trigliceridi nel sangue.

Fronte colesterolo. Il fegato, in presenza di alte quantità di acidi grassi liberi, produce le VLDL che possono essere trasformate in LDL. Queste sono legate al colesterolo ’cattivo’, che rimane all’interno dei vasi, ed aumentano progressivamente. Nel contempo può calare il colesterolo che viene trasportato fuori dai vasi grazie alle lipoproteine HDL. Infine, l’eccesso di cellule adipose nell’addome può anche favorire l’insorgenza di ipertensione. Infatti aumenterebbe l’effetto dell’adrenalina sui piccoli vasi, che quindi risultano più stretti (vasocostrizione), e diminuirebbe l’eliminazione di sodio da parte dei reni. Il minerale, rimanendo nel sangue, tende a conservare all’interno dei vasi anche i liquidi, aumentando la pressione.