di Federico Mereta

Pasta e ceci. Ricetta della tradizione, che però permette di “nutrire” al meglio il nostro microbiota, visto che offre ai batteri intestinali un prebiotico, capace di attivare il loro lavoro di “laboratorio” invisibile con le fibre dei legumi e uno zucchero, il raffinosio, che migliorano le prestazioni di questa “fabbrica” di salute. Ogni cosa che mangiamo può avere ripercussioni sul benessere di quella grandissima popolazione, fatta di cellule batteriche e non solo, che a sua volta influisce sulla salute dell’intero organismo. Il microbiota ci accompagna per tutta la vita, crescendo e modificandosi con noi e addirittura entrando in gioco, sia pure con un peso che la scienza sta cercando di dimostrare, nella genesi di condizioni molto comuni, dalla risposta allo stress fino all’ansia, all’allergia e addirittura a condizioni che interessano il sistema nervoso o il cuore. "Il microbiota intestinale non è solamente il protagonista dello stato di salute del sistema gastro intestinale, come la scienza ha ormai dimostrato – spiega Lorenzo Morelli Direttore del DISTAS dell’Università Cattolica di Piacenza e tra gli autori del volume “Microbiota – L’amico invisibile per il tuo benessere a tutte le età” (Gribaudo Editore) –. Oggi l’attenzione della scienza si concentra sui rapporti tra composizione (in batteri) del microbiota intestinale e patologie esterne all’apparato digerente".

Insomma: come diceva Ippocrate, bisogna lasciare che il cibo sia la nostra medicina. E non solo per il gusto, ma anche per mantenere l’equilibrio, in senso positivo, alle centinaia di specie batteriche che ospitiamo nel nostro intestino e che hanno un ruolo chiave per il benessere. Anche se pensiamo che i batteri siano da legare ad eventi patologici, infatti, la nostra stessa esistenza è condizionata dal mantenimento di un sano microbiota, ben oltre il comune gonfiore o la regolazione dei ritmi intestinali. "Il legame più consolidato è il cosiddetto “gut-brain axis” cioè l’impatto che una composizione non ottimale del microbiota intestinale (ognuno di noi ospita nel proprio intestino diverse centinaia di specie batteriche, per un totale di migliaia di miliardi di cellule batteriche) ha sul sistema nervoso – riprende Morelli –. Sia va da un impatto sull’umore fino a possibili impatti sulle malattie neurodegenerative, anche se la ricerca è solo all’inizio. I rapporti si spiegano con la “permeabilità” che l’intestino possiede nei confronti di alcuni composti del metabolismo batterico. Nel bene e nel male alcune sostanze prodotte dai batteri escono dall’intestino e si dirigono versi diversi organi del nostro corpo, tra cui il sistema nervoso e il cervello. Non è ancora chiaro il “linguaggio” usato da queste sostanze per comunicare con questo sistema ma appare oggi chiaro che si “parlano” e che le parole usate sono diverse a seconda della composizione del microbiota. Ci sono batteri che trasmettono segnali di benessere, altri che invece inducono ansia, eccitazione e malessere".

Un secondo, forse più sorprendente, legame è quello fra il microbiota e le malattie cardiovascolari. Anche in questo caso si tratta di un passaggio di sostanze di produzione batterica che vanno a interferire con vie metaboliche e, soprattutto, contribuiscono ad aumentare lo stato infiammatorio. Insomma: tutti gli ospiti che convivono al nostro interno sono dei veri e propri “motori” di salute, che dobbiamo salvaguardare e risentono di tantissimi elementi esterni. Pensate solo che il modo in cui il bimbo viene al mondo e l’alimentazione nei primissimi mesi di vita contribuiscono a formare, a grandi linee, le popolazione batteriche che poi “abiteranno” prevalentemente l’intestino del piccolo. Cosa consigliano gli scienziati? Se possibile, meglio partorire per via naturale e procedere con l’allattamento al seno. Ma non bisogna dimenticare che anche l’attenzione alla bilancia durante la dolce attesa è importante sotto questo aspetto. Pensate solo che quando le gestanti sono in chiaro sovrappeso i batteri presenti nelle feci del neonato che verrà sono qualitativamente diversi rispetto a quelli della madre che ha controllato il peso durante la gravidanza, con il piccolo che in queste secondo caso avrà una popolazione batterica “migliore”. Per la nascita e lo sviluppo del microbiota del neonato, in questa chiave, va benissimo il parto per via vaginale, pur considerando che, grazie alle buone abitudini, si possono avere sempre modifiche nel corso della vita.