Il linguaggio degli animali? Non è difficile
Il linguaggio degli animali? Non è difficile

SCODINZOLANO, muovono le orecchie, si stiracchiano: insomma ci “parlano“. Sono i cani e i gatti che condividono la nostra vita, che amiamo moltissimo ma coi quali non sempre la comunicazione è facile. Come interpretare i loro segnali e gesti, lo spiega il dottor Renato Margiulo,  Direttore Sanitario del Centro Ca’ Zampa di Udine, specialista in Etologia Applicata e Benessere Animale.

«Come gli esseri umani, anche gli animali per comunicare utilizzano molto la postura, la mimica e le espressioni del corpo: la coda può assumere diversi significati a seconda del contesto in cui ci si trova, le labbra tirate spesso nel cane possono voler esprimere uno stato di ansia, mentre il leccarsi il naso nel cane, come nel gatto, può comunicare uno stato di tensione. E c’è una differenza tra esseri umani e animali: se la comunicazione nell’uomo passa principalmente attraverso l’olfatto, la vista e l’udito, negli animali l’olfatto è il senso privilegiato per comunicare». Il gatto si ‘fa le unghie’, graffia le superfici non solo per tenersi in forma ma per marcare il proprio territorio, mentre il cane utilizza le deiezioni per segnare lo spazio d’appartenenza. Inoltre i cani quando si incontrano si annusano vicino alla bocca, dietro le orecchie, e poi sotto la coda, in quanto esistono ghiandole sebacee che emettono odori personali che aiutano a riconoscersi tra loro, o a capirne le intenzioni e persino lo stato di salute.

Muovere la coda può essere anche un segnale di tensione: il cane può muoverla come una frusta quando si sente in pericolo. Quando si accarezza un gatto, il micio manifesta il suo gradimento tirando su la coda a forma un uncino per fermare la mano del padrone e avvisarlo di ricominciare.

Quando il cane si mette a pancia in su è una ‘resa’, data dal mostrare i propri punti vulnerabili come l’addome e la gola. Il gatto invece a pancia all’aria assume la sua posizione più aggressiva, perché con zampe e bocca può colpire da un momento all’altro in maniera repentina. Sempre i felini, quando mettono le zampe sotto di sé, non sono aggressivi, ma indicano uno stato di perfetto equilibrio.

E la fame? È l’uomo a gestire la pappa e i pet si adeguano agli orari. «Nel cane si creano dei ritmi a livello ormonale che innescano il messaggio della fame, e il suo bisogno di cibo si dimostra girando intorno al padrone, il quale non deve accontentarlo se non è il momento di mangiare. Il gatto mangia in maniera diversa, anche 10-12 volte al giorno, facendo piccoli pasti ogni tanto. Mentre il gatto è capace di gestirsi il cibo, il cane non lo è: dobbiamo essere noi a gestirlo, togliendo la ciotola e riproponendola, altrimenti si creano stati d’ansia e di confusione». conclude l’esperto.