Gli strascichi del Long Covid, attacco al sistema nervoso

Stanchezza cronica, confusione, insonnia sono i postumi neurologici vissuti da un paziente su dieci: è il Neurocovid

19/06/2022 - di Alessandro Malpelo

A proposito di Long Covid, cosa succede al cervello? L’infezione da virus Sars-Cov2 e sue varianti si manifesta con febbre nella fase acuta sintomatica, accompagnata o meno da infiammazione e sindrome respiratoria. Oggi sappiamo che altri sintomi possono emergere, anche dopo la guarigione apparente. Di cosa stiamo parlando? Neurocovid, stanchezza cronica e insonnia. La nebbia cognitiva, ad esempio, è un neologismo che riassume un mix di confusione, disorientamento, difficoltà a concentrarsi, postumi altalenanti tipicamente lamentati da un convalescente su dieci.

 

Disorientamento

Gli interrogativi sono tanti: siamo di fronte a un problema che il medico di famiglia è in grado di affrontare? Diversamente, quale lo specialista di riferimento, e i trattamenti, ad esempio l’ossigeno-ozonoterapia, su quali casistiche sono efficaci?
«I pazienti – spiega il professor Umberto Tirelli, direttore sanitario della clinica Tirelli Medical di Pordenone – possono sperimentare nel tempo sintomi come nebbia nella testa, disturbi di concentrazione e della memoria, insonnia o ipersonnia, dolori muscolari e articolari, sintomi simil influenzali. Spesso viene riferita una sintomatologia simile alla sindrome da fatica cronica, come annunciato per primo dall’immunologo Anthony Fauci negli Stati Uniti. Nei casi di Long Covid (10-20% circa di coloro che si sono infettati e sono guariti) l’ossigeno-ozono terapia secondo i criteri della SIOOT, la Società scientifica di riferimento, è tra i trattamenti più efficaci, nella nostra esperienza».

 

Cause scatenanti

Ma come si configura una aggressione da parte del virus a carico delle strutture nervose? «Non si può escludere che l’infezione da Sars-Cov2 possa facilitare e anticipare l’eventuale insorgenza di malattie croniche, incluse quelle neurologiche, ad esempio tenendo conto che delle possibili vie di ingresso sono il bulbo olfattivo o il tronco dell’encefalo», ha affermato il professor Massimo Filippi, ordinario di neurologia e direttore della Scuola di specializzazione in neurologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, nel documento di sintesi per Mondosanità (Alzheimer, Demenze, Parkinson e Sclerosi Multipla al tempo del Covid). C’è bisogno quindi di una grande attività di ricerca, che sia suffragata da studi a lungo termine.

 

Infiammazione

Carlo Ferrarese, direttore del Centro di Neuroscienze, Università di Milano Bicocca, Ospedale San Gerardo di Monza, ha raccolto e descritto, nel primo studio nazionale sul Neurocovid in Italia, una ampia gamma di disturbi neurologici causati da carenza cerebrale di ossigeno, infiammazione cerebrale oppure trombosi di arterie e di vene cerebrali. La ricerca capitanata dal professor Ferrarese è stata condotta con l’Istituto Auxologico di Milano, con il patrocinio della SIN, Società Italiana di Neurologia, e con il contributo attivo di 50 istituti di neurologia delle varie regioni d’Italia. Risulta che il disturbo neurologico più frequente, più o meno persistente, è l’alterazione combinata dell’olfatto e del gusto.

 

Encefalopatia

Molto frequente (circa il 25% dei pazienti Neurocovid) anche l’encefalopatia, uno stato di confusione mentale, perdita di attenzione e memoria, stato di agitazione, fino ad una alterazione dello stato di coscienza. La cefalea associata a Covid è frequente, nel 50% dei casi diventa cronica e dura oltre 2 settimane mentre in circa il 20% dei casi ha una durata superiore ai 3 mesi. Da citare infine i disturbi cognitivi della sindrome Long Covid, che affliggono il 10% dei soggetti classificati come Neurocovid: la durata media del disturbo lieve è in media di 3 mesi, e si risolve spontaneamente entro 6 mesi nella quasi totalità dei casi.

 

Prolungato isolamento

Una volta risolta la fase acuta, gli strascichi dell’infezione da virus Sars-Cov2 sono soprattutto neurologici. Lo dimostrano i dati dello studio Covid Next dell’Università di Brescia, e dell’Istituto Neurologico Besta di Milano, pubblicati su Neurological Sciences e discussi durante il forum internazionale promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Questi dati integrano le ricerche che hanno osservato come la sindrome neurologica possa riguardare fino al 70% dei pazienti con deficit di memoria e concentrazione, alterazioni del sonno e del tono dell’umore, e alterazioni della morfologia cerebrale, come effetto diretto del virus sui pazienti contagiati. Anche la mancanza di interazioni sociali nei lunghi mesi dominati dalla pandemia ha comportato un ripiegamento interiore, in particolare su giovani e anziani, con un aumento per gli uni della possibilità di sviluppare dipendenze, e per gli altri di accelerare il deterioramento cognitivo.