"Dobbiamo investire nel recupero degli interventi salvavita, per limitare i disagi ai pazienti con gravi patologie cardiovascolari ridurre le liste d’attesa e aumentare la qualità della vita delle persone": questo il messaggio di Giuseppe Tarantini, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica in occasione di un recente convegno. "Una nostra survey sulle emodinamiche italiane che svolgono procedure interventistiche – ha precisato Tarantini – ha confermato nei mesi di marzo e aprile una netta riduzione rispetto allo stesso periodo del 2019: per la sostituzione valvolare aortica transcatetere TAVI -72%, per la clip mitralica -80%, per la chiusura auricola sinistra -91% e per quella del forame ovale pervio PFO – 97%".

In tempo di Covid-19 sono state differite le operazioni non in emergenza, comprese quelle in persone, mediamente anziane, con una malattia del cuore cosiddetta strutturale. Se tale condizione può comportare un rischio maggiore di esiti avversi di natura infettiva, un ritardo nell’intervento strutturale al cuore può risultare letale. Il crollo delle procedure transcatetere è stato causato dal differimento degli appuntamenti da parte degli ospedali ma anche dal rifiuto di ricovero da parte dei pazienti, spaventati da una possibile infezione ospedaliera. Eppure in tutti i centri di riferimento per il trattamento invasivo delle patologie cardiovascolari sono stati individuati protocolli di sicurezza e percorsi differenziati tra infettivi e pazienti non contagiati.

"L’anno scorso – riferisce Battistina Castiglioni, dell’esecutivo del GISE, Gruppo Italiano studi emodinamici – sono state garantite in Italia più di 160mila angioplastiche coronariche, 38.116 in corso di infarto acuto e 55.776 in corso di sindrome coronarica acuta. 8.284 le procedure di sostituzione della valvolare aortica transcatetere (TAVI), 1.224 le riparazioni mitraliche percutanee, 1.146 chiusure percutanee dell’auricola sinistra. Una pratica clinica che evidenzia un sottodimensionamento rispetto al bisogno di salute della popolazione italiana. L’età media delle persone trattate con TAVI, 82 anni, riporta l’attenzione sulla necessità di riprendere in modo adeguato le procedure, ridotte in corso di emergenza, per garantire la terapia di pazienti ad alto rischio e fragili, ora che la disponibilità di letto in terapia intensiva non rappresenta più una criticità".

Secondo l’ultimo rapporto Nomisma, per un intervento programmato di angioplastica coronarica, per il quale l’attesa media nazionale si aggira intorno ai 2025 giorni, si dovranno attendere quattro mesi. Serve dunque un piano organico di ripartenza, per garantire percorsi di cura sicuri, e posti letto.

Alessandro Malpelo