Gli adolescenti e i pericoli del cybersex

Le immagini che sostituiscono le esperienze reali creano false aspettative e aumentano l’aggressività

22/08/2021 - di Chiara Bettelli

L’adolescenza, la cosiddetta età ‘difficile’, è un periodo problematico per maschi e femmine: è un momento critico durante il quale avvengono fondamentali cambiamenti psico-fisici, guidati da sconvolgimenti ormonali. Il corpo, assoluto protagonista della vita di ragazzi e ragazze, si modifica in modo repentino. La maturità psichica non va di pari passo ma insegue a distanza quella biologica, e la mancanza di esperienze impedisce di vivere in modo equilibrato anche la sessualità. Tutto questo accade da sempre, ma la situazione – pur seguendo gli stessi parametri evolutivi e mostrando gli stessi meccanismi reattivi – è cambiata dopo il ruolo centrale assunto da internet nella vita di tutti, con forte impatto sui ragazzi. E dopo la pandemia che ha limitato, se non annullato, le scoperte del corpo dell’altro con carezze e baci e ha reso l’intimità virtuale. La Rete è diventata la realtà e la verità assoluta nel mondo degli adolescenti. Il mondo attraverso internet viene scoperto sempre prima, compresi i contenuti che riguardano il sesso.

Ecco che si afferma anche tra i giovanissimi il fenomeno del cybersex. «Spesso – dichiara Valentina Cosmi, sessuologa e psicologa dell’Istituto di sessuologia clinica di Roma – la dipendenza da cybersex si associa a depressione e difficoltà ad instaurare relazioni reali». La perdita di un’unione diretta con la realtà, la mancanza di un rapporto umano e affettivo con gli ‘oggetti del desiderio’ possono infatti generare risposte introversive e compulsive dalle quali è difficile sottrarsi. Conseguenze che riguardano anche i ragazzi che passano sempre più tempo in rete, fatto che è stato ultimamente giustificato dalla scuola a distanza e che ha favorito l’ampliamento del cyberspazio.

«L’uso delle nuove tecnologie, e la navigazione sui social network, ha inciso potentemente sulle modalità comunicazionali e relazionali– spiega la dottoressa Marina Anzil della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica – provocando una preoccupante disconnessione dal contatto con l’altro, dalle emozioni e dall’intimità della relazione». «A causa del Covid è avvenuta una digitalizzazione dell’intimità in pandemia – ribadisce Marco Silvaggi, psicoterapeuta e sessuologo clinico per FISS – Il sesso sicuro, protetto dal contagio del virus, è stato percepito quello senza contatto, attraverso la tecnologia». Ritorna l’antico senso di colpa per la trasgressione: la sessualità viene vissuta come fonte di malattia, l’altro (anche nella coppia adulta) come un ‘untore’. Anche il bacio è un pericolo. Non c’è una memoria storica per un evento di questo tipo. Nemmeno durante i primi tempi dell’HIV.
La maggioranza dei ragazzi di terza media inferiore e prima superiore guarda porno on line.

Molti hanno detto di inviarsi foto intime con il cellulare. Purtroppo, il sesso in Rete è spesso violento, sempre misogino: nella solitudine si creano false aspettative con un impatto brutale e con immagini che anticipano o sostituiscono la conoscenza corporea e l’esperienza sessuale. L’aggressività verbale, presente nel sexting (un modo per gli adolescenti di esprimere se stessi, esplorando la propria sessualità in modo disinibito grazie alla privacy della propria camera) raggiunge il massimo dell’espressione nel cyberbullismo che crea, attraverso i social network, gli attacchi contro la vittima attraverso la diffusione di immagini fortemente denigratorie.

Il freno a questi fenomeni sta nell’educazione, nella conoscenza. In Europa abbiamo assistito ad un lungo e travagliato percorso – non ancora concluso – verso un’educazione sessuale olistica, basata sul rispetto dei diritti umani, centrata sull’affettività e non sull’usare ed essere usati.