A passeggio col cane in campagna
A passeggio col cane in campagna

Milano, 23 febbraio 2020 - Sono pericolose per l’uomo, ma per cani e gatti possono essere addirittura letali: sono le processionarie, insetti della famiglia dei lepidotteri. Ve ne sono una quarantina di specie, in Italia tra le più diffuse c’è quella che fa il nido sul pino (Thaumetopoea pityocampa), mentre le processionarie delle querce sono più diffuse nell’Europa settentrionale.

Tra metà gennaio e metà aprile sugli alberi si possono vedere i loro nidi, una sorta di grossi batuffoli bianchi che vanno rimossi e bruciati e, nel caso non bastasse, occorre rivolgersi a ditte specializzate che interverranno con trattamenti appositi. Nei parchi pubblici provvede il Comune, nelle aree private sono tenuti a farlo i proprietari. Se ciò non avviene, tra febbraio e maggio i bruchi scendono dall’albero per incrisalidarsi nel terreno a pochi centimetri di profondità. In estate escono e diventano farfalle. Le femmine depongono sui rami del pino le uova che poi verso agosto-settembre si schiudono, e nascono nuove larve. Fino a primavera passano l’inverno nel loro nido, poi lo lasciano ed è in questa fase che sono pericolose.

Camminano le une dietro le altre (da qui il termine processionarie), sono lunghe 4-5 centimetri, con peli urticanti (possono arrivare a 600.000) che terminano con piccolissimi ganci. Quando tira vento, questi peli possono venire trasportati anche molto lontano, mantenendo il loro potere urticante. Se si depositano sulla nostra pelle, provocano arrossamenti e irritazioni anche dolorose, che fanno prurito (nei casi più gravi si può arrivare allo shock anafilattico) e che andranno curate con cortisonici e antistaminici. Se i cani, ma anche i gatti, entrano in contatto con i peli della processionaria, bisognerà lavare dove è avvenuto il contagio, e poi rivolgersi al veterinario: anche gli animali possono avere uno shock anafilattico, e i tessuti entrati in contato coi peli urticanti possono diventare necrotici. Inalare i peli della processionaria può causare allergie alle vie respiratorie, e se c’è un contatto con gli occhi si rischia la congiuntivite.

Ma il pericolo maggiore deriva dall’ingestione di questi peli, che può essere letale per l’animale: il contatto con le mucose provoca una grave infiammazione in bocca, che può arrivare all’esofago e allo stomaco, distruggendo le cellule. I sintomi? Vomito, febbre, debolezza, bava dovuta alla salivazione eccessiva, e gonfiore della lingua, che può portare al soffocamento o alla necrosi dei tessuti entrati in contatto coi peli urticanti (il cane ci può rimettere un pezzetto di lingua). In questi casi bisogna portare il cane immediatamente dal veterinario, che somministrerà antidolorifici, antinfiammatori e antibiotici. Caldo, coccole e carezze aiuteranno nella guarigione.