di Alessandro Malpelo

Artrosi e fratture, oggi è possibile rimettersi in pista a tutte le età. "L’ortopedia ha sempre lavorato nell’urgenza in questi mesi, secondo scrupolosi protocolli di sicurezza, anche durante la fase più acuta della pandemia – spiega il professor Francesco Falez, presidente SIOT, Società italiana ortopedia e traumatologia – ora riprende anche la chirurgia di elezione, che affianca i percorsi dedicati ai pazienti che giungono in pronto soccorso per traumi muscolo-scheletrici, e recuperiamo così il tempo perduto".

Quali sono gli interventi di elezione?

"Possiamo citare le artroprotesi (anca, ginocchio, spalla, gomito, caviglia) per patologie croniche degenerative, operazioni di chirurgia vertebrale (laminectomia, artrodesi) per patologie degenerative del rachide, osteosintesi di fratture chiuse, interventi per sindrome da compressione neurologica cronica, ad esempio la ben nota sindrome del tunnel carpale".

Caviglia e piede, come rigenerare i tessuti compromessi?

"Come in tutta la chirurgia ortopedica e traumatologica, si discute molto di medicina rigenerativa nelle lesioni delle cartilagini, sia nei giovani atleti, sia in persone adulte o mature. La rigenerazione è un argomento di cui si parla ormai da almeno vent’anni e sono numerosi i tentativi di ripristinare il tessuto venuto a mancare nella cartilagine delle articolazioni: dalla caviglia al ginocchio, fino all’anca si cerca infatti di riprodurlo nei laboratori".

Che cosa abbiamo di nuovo?

"Attualmente gli ortopedici possono fare affidamento sulle tecnologie che utilizzano le cosiddette cellule mesenchimali, che possono essere prelevate dal midollo osseo del soggetto stesso o dal tessuto adiposo e poi, una volta concentrate, possono essere reintrodotte in un ambiente con adeguati stimoli di tipo biochimico per rigenerarsi e favorire la guarigione di lesioni. Si tratta prevalentemente di cartilagine, ma in certi casi (nella spalla) anche di tessuto tendineo".

Si dibatte molto di instabilità articolare nelle lussazioni, che cos’è?

"Si tratta di un argomento super specialistico, che comprende le lesioni degli sportivi, fino a tutti i tipi di instabilità in cui sia necessario riparare i legamenti".

I soggetti che soffrono di artrite reumatoide sembrano particolarmente vulnerabili. Che cosa comporta questa affezione?

"L’artrite reumatoide è una delle indicazioni più frequenti di protesizzazione: a distanza di cinque-dieci anni questa protesi può diventare instabile. In questi casi gli ortopedici devono eseguire procedure chirurgiche di ricostruzione del legamento. Di questo e altro si è discusso nel congresso nazionale, presieduto da Pietro Ruggieri e Claudio Zorzi, con i vicepresidenti Causero, Momoli e Magnan, celebrato nei mesi scorsi a Roma".

Quali sono oggi le situazioni cliniche più difficili da affrontare?

"Forse il paziente giovane affetto da emofilia, una delle più frequenti tra le malattie rare, laddove si riscontrano problemi ricorrenti nel ginocchio, nella caviglia e nel gomito, con versamenti di sangue che possono causare danni articolari. Nelle protesi di ginocchio e dell’anca, i moderni sistemi protesici con materiali a minor tasso di usura hanno migliorato sensibilmente la qualità di vita della persona con emofilia. La chirurgia protesica nell’emofilia riesce a dare ottimi risultati duraturi a fronte di complicanze ridotte, gli inconvenienti possono essere più frequenti rispetto ai soggetti senza difetti della coagulazione. Rimane fondamentale la prevenzione delle complicanze emorragiche e il ricorso a procedure conservative atte a rallentare l’evoluzione delle alterazioni articolari".

Quali fattori giocano a favore della protesizzazione negli esiti delle fratture?

"Posso citare l’intervento di sostituzione dell’anca, che rappresenta una delle procedure più comuni e di successo. Facciamo progressi perché oggi possiamo contare sull’evoluzione del design e dei materiali, con una fissazione migliore e una maggiore durata degli impianti".

Come procede l’attività ortopedica in ospedale in questo periodo gravato dalle conseguenze, e dalle incognite, del Coronavirus?

"Ci muoviamo nel rispetto di procedure condivise a livello globale secondo il documento del Gruppo di lavoro ortopedia basata su prove di efficacia (Globe), redatto sulla base di quanto prodotto dal team Orthoevidence della McMaster University".

Quali difficoltà si incontrano in corsia?

"Al momento la ripartenza delle cure ortopediche avviene sulla base delle decisioni regionali e dei singoli centri. Gli appuntamenti sono in linea con i principi di distanziamento, abbiamo meno pazienti, ma sessioni ambulatoriali più frequenti e protratte. Per tutta la Fase 2 la Siot sconsiglia, fino a nuove indicazioni ministeriali e regionali, la mobilità sanitaria interregionale per interventi in regime di elezione. Ѐ bene che tutti i pazienti sappiano che ci siamo per assisterli e curarli nonostante le difficoltà del momento".