Aprile dolce dormire, recita un notissimo detto popolare. Non facile, di questi tempi: l’ansia e lo stress da Coronavirus non facilitano certo il corretto riposo. "Uno dei primi segni delle condizioni di stress – spiega il professor Claudio Mencacci, past president della Sip, Società italiana di psichiatria – è proprio l’alterazione del sonno. E lo si osserva sia nelle persone che sono in prima linea nella gestione dell’emergenza, sia in quelle in condizioni di normalità, per il fatto che ci si muove meno e ci si stanca meno". Le possibili tensioni in casa non aiutano: "La permanenza continuativa senza la possibilità dello scarico sull’esterno, sul lavoro, sulla socialità, può creare situazioni non sempre idilliache".

Fattori a cui si aggiungono comportamenti individuali poco salutari: "Non si coglie quello che è un buon momento per mettere in pratica azioni legate allo stile di vita come quella di mangiare sano – contina Mencacci – . Il rischio è un sovraccarico alimentare, a cui aggiungere una continua ondata di informazioni soprattutto visive, oltre che il continuo stato incalzante di allarme, ansia e paura, di stimolo di sentimenti negativi. Tutte cose che mettono l’intero sistema in grande allerta, e il primo riflesso si ha sul sonno".

Ma cosa significa dormire male, poco, a tratti, fuori orario? "In questo stato d’allarme è difficile riuscire a prendere sonno e quando ci si riesce si può soffrire di frammentazione, cioè di frequenti risvegli – dice il neurologo Pierluigi Innocenti, fondatore dell’Associazione scientifica italiana per la ricerca e l’educazione nella medicina del sonno (Assirem) –. Si innesca un circolo vizioso: l’ansia non ci fa dormire bene e non dormire aumenta lo stato d’ansia".

Il fenomeno del mancato sonno non è da sottovalutare: "In breve tempo episodi di insonnia acuta possono diventare cronici" dice Innocenti, che consiglia di non aspettare troppo prima di provare a risolvere la situazione: "Già dopo due o tre sere in cui non si riesce a dormire bene è consigliabile pensare di passare a trattamenti specifici per evitare che episodi acuti si cronicizzino. Meglio una terapia transitoria, prescritta da un medico", aggiunge. Anche perché "negli ultimi 20-30 anni di ricerche abbiamo dimostrato che dormire bene è legato a un’aspettativa di vita più lunga, a una migliore memoria, a una riduzione del rischio obesità e a un sistema immunitario più efficiente". La notte perfetta va dalle 6 alle 8 ore, secondo le conclusioni del Congresso delle società di cardiologia, lo scorso anno a Monaco di Baviera: riposare meno di 6 ore aumenta del 10% il rischio di malattie coronariche o di ictus, pericoli che crescono di un terzo se si superano regolarmentre le 8 ore.

Di sicuro aiuta dedicare la giusta attenzione all’igiene del sonno, cioè a tutte quelle misure che favoriscono il corretto riposo. Intanto seguendo il proprio bioritmo: "È bene in generale assecondare i propri ritmi interni, quelli che rendono le persone ‘allodole’, cioe’ mattiniere, o al contrario ‘gufi’", spiega ancora Innocenti. I consigli sono quelli ben noti, a partire dall’invito a fare attività fisica quotidianamente, anche in casa. Fondamentale quel che si mangia, durante il giorno e sopratutto di sera: no a cibi pesanti e all’alcol, tenendo sotto controllo la quantità di eccitanti come thè e caffè.

E prima di andare a dormire "è bene evitare fonti luminose, quelle che emettono onde di luce blu: dalla televisione allo smartphone fino al tablet" ribadisce Innocenti. Meglio dedicarsi ad attività rilassanti che siano in grado di ‘spegnere’ la parte logica del nostro cervello: un buon libro prima di dormire può "fare in modo che il passaggio tra l’inondazione di notizie e l’inizio della fase del sonno sia protetto", è il consiglio del professor Mencacci.