Coronavirus, nei rari casi in cui si richiede un ricovero per i problemi più impegnativi, l’ospedale apre le porte della terapia intensiva. Qui vengono praticate cure di supporto ad esempio flebo per sostenere le funzioni metaboliche, il ricorso alla dialisi per correggere una insufficienza renale transitoria, mentre i pazienti con difficoltà respiratorie da polmonite interstiziale possono beneficiare della ventilazione meccanica.

Ma in ultima analisi è l’organismo, durante i giorni di degenza, che deve reagire sviluppando anticorpi contro il virus, in assenza di medicine specifiche e nella speranza che sia disponibile in futuro un vaccino.

Se il paziente supera la fase acuta, riprenderà a respirare normalmente e gli specialisti procederanno allo svezzamento, cioè al distacco graduale dal mantice, affiché il soggetto riprenda a respirare da solo in autonomia. «Trattamenti specifici contro il coronavirus non ne abbiamo, servirà almeno un anno e mezzo per un vaccino, perché come accaduto con Ebola, con gli sforzi che si uniscono i tempi si possono velocizzare», ha affermato il direttore Oms Europa, Hans Kluge, in conferenza stampa al ministero della Salute a Roma. Si stanno sperimentando comunque gli antiretrovirali, già impiegati con successo per altre patologie, respiratorie e non, o imparentate con la Sars, la clorochina antimalarico come coadiuvante, e il plasma purificato prelevato da pazienti giù guariti.

Una accortezza su tutte, quella evidenziata dai medici che invitano a non assumere farmaci antivirali né antibiotici di propria iniziativa. In ospedale è importante più che mai in questo periodo adottare le norme igieniche più rigorose. Chi si trova in visita a degenti è bene che abbia a portata di mano le mascherine, per limitare la diffusione dei patogeni. La corsa al tampone sempre e comunque non ha senso. Chi versa in discrete o buone condizioni e risulta positivo al tampone sarà trasferito in isolamento per evitare di trasmettere la malattia. I casi gravi invece sono presi in carico dal servizio sanitario e la terapia in quei soggetti dipenderà dalla gravità del caso clinico. Mancano farmaci mirati, si è detto, ma ad alcuni pazienti vengono somministrati ugualmente trattamenti sperimentali con antivirali utilizzati per la cura dell’infezione da HIV e dell’Ebola, che si sono dimostrati potenzialmente efficaci.