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Estate alle porte, occhio alle malattie tropicali. Al via le disinfestazioni

Cresce l'insidia causata da virus e batteri: infezioni sessualmente trasmesse e flebotomi. Riflettori puntati sul fenomeno antibiotico-resistenza

23/05/2024
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Aumentano, nel mondo, i casi di infezioni sessualmente trasmesse, mentre alle nostre latitudini si sommano le preoccupazioni per l’arrivo di malattie tropicali mai viste prima, indotte dai cambiamenti climatici. Secondo gli osservatori della Organizzazione Mondiale della Sanità tra le insidie maggiori vanno considerate le epidemie globali sostenute da virus (HIV, epatite virale), dalle infezioni batteriche quali sifilide e chlamydia, cui si aggiungono il trichomonas (parassita anaerobio) e la neisseria responsabile della famigerata gonorrea. Sempre opportuno, con l’estate alle porte, considerare l’invito a fare sesso protetto. Questo il quadro a livello planetario, ma in Italia come andiamo?

 

Oltre ai patogeni citati dall’Oms quali sono le altre emergenze infettivologiche? Se è vero che con la bella stagione Covid e influenza fanno meno paura, è pure vero che la tropicalizzazione del clima porta alla ribalta i contagi legati alle punture di zanzara infetta. “Possiamo ipotizzare con ragionevole certezza che i casi di Dengue, Zika, West Nile e Chikungunya, già diffusi in passato, si presenteranno nuovamente, soprattutto nella stagione estiva, con sempre maggiore frequenza. Servono pertanto sistemi di sorveglianza attivi sulla circolazione dei microrganismi, diagnosi precoci, oltre che una prevenzione vaccinale”. Lo ha affermato Claudio Mastroianni, past president Simit, Società italiana delle malattie infettive e tropicali, nell’aprire il secondo appuntamento del ciclo La Sanità che vorrei. Durante l’incontro moderato da Daniel Della Seta, che si è svolto a Roma al ministero, lo specialista ha ricordato che le infezioni tropicali e l’antibiotico-resistenza saranno temi al centro del prossimo G7 Salute, ad Ancona dal 9 all’11 ottobre. Si impongono le disinfestazioni e gli interventi che spezzano il ciclo biologico degli insetti flebotomi, zecche e zanzare.

 

“Il cambiamento climatico in atto sembra ormai irreversibile. Da anni ci troviamo di fronte a una serie di infezioni tropicali che saranno sempre più presenti alle nostre latitudini, a causa dei frequenti spostamenti di popolazione e del riscaldamento globale” ha precisato Mastroianni.

 

Sui rischi legati alle infezioni tropicali si è soffermato anche Sandro Fuzzi, componente del Comitato Onu per i cambiamenti climatici; egli ha rilevato che “le stime attuali ci portano per il 2050 a identificare a causa del cambiamento climatico 14,5 milioni di morti addizionali, con un danno economico stimato in 12 miliardi e 500 milioni di dollari; inoltre, mezzo miliardo di persone saranno esposte a patologie provocate da vettori”. Prisco Piscitelli, vicepresidente Sima (Società italiana medicina ambientale), ha ricordato che nel 2023, dalla primavera all’autunno scorsi, in Italia vi sono stati 350 casi di West Nile, distribuiti in quasi tutte le regioni. Le isole di calore urbano e le piantumazioni utili ad assorbire il climate change sono solo alcune delle contromisure attuate. I numeri fanno eco alle cifre segnalate dall’Iss, che ha contato 197 casi di infezione da virus Dengue dall’inizio dell’anno al 13 maggio 2024.

 

Riscaldamento globale

L’altra faccia della globalizzazione delle malattie infettive è l’antibiotico-resistenza. L’Italia resta il primo Paese europeo per numero di infezioni e di esiti infausti, con più di 10 mila decessi l’anno stimabili come causati da microrganismi resistenti agli antibiotici. Come indicato dall’Oms, nel 2050 l’antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte a livello globale, con 10 milioni di decessi all’anno (contro il milione attuale). Il riscaldamento globale e lo spostamento delle popolazioni possono dunque incrementare la diffusione di infezioni che prima erano assenti alle nostre latitudini. Al prossimo G7 Salute, a ottobre, l’Italia porterà l’attenzione sulle esigenze poste dall’antibiotico-resistenza e dalle epidemie emergenti: ricerca, investimenti, sistemi di controllo.

 

One Health

Le novità sul tema sono scaturite dall’incontro scientifico-istituzionale dedicato alla tutela della salute umana in un mondo che cambia, ovvero l’approccio One Health nel corso dell’epidemia da antibiotico-resistenza, che si è tenuto a Roma presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del ministero, organizzato da Aristea International, e ha visto il susseguirsi di tre tavole rotonde moderate su questioni di attualità in medicina. Ad aprire la giornata sono stati i saluti istituzionali di Francesco Saverio Mennini, Capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale del Ministero della Salute.

 

Antibiotico-resistenza

La resistenza agli antibiotici, è un fenomeno in cui i microrganismi, come batteri e funghi, sviluppano la capacità di sopravvivere all’azione degli antibiotici. Questo rende inefficace il trattamento con farmaci che in passato erano efficaci contro tali infezioni. L’AMR è diventato uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale, con implicazioni significative sia dal punto di vista clinico che economico.

 

Le cause dell’AMR

  • Eccessive prescrizioni di antibiotici. La somministrazione inappropriata o eccessiva di antibiotici in medicina umana e veterinaria contribuisce alla selezione di ceppi resistenti.
  • Impiego indiscriminato di antibiotici in agricoltura e zootecnia. Un ricorso smodato alle terapie antinfettive come profilassi negli allevamenti di bestiame, pollame, e nell’agricoltura in genere, può favorire la diffusione di microrganismi resistenti.
  • Infezioni correlate all’assistenza. Le infezioni ospedaliere causate da microrganismi antibiotico-resistenti sono un problema che pare quasi insuperabile, all’interno dei nosocomi si stanno studiando percorsi sterili e vaccini ad hoc.
  • Viaggi internazionali. La diffusione dei ceppi resistenti è aumentata a causa dei voli a lungo raggio e degli spostamenti internazionali.

 

L’AMR ha conseguenze gravi, tra cui aumento della morbilità, giorni di ricovero e possibilità di complicanze. Organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno adottato piani d’azione per contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza, AMR, e considerano questo punto una priorità nella sanità globale.