Epatite pediatrica, tanti buoni motivi per proteggere i bambini

Igiene delle mani e disinfezione degli oggetti. Adenovirus sospettato numero uno

31/05/2022

Infezione da adenovirus enterico umano, sarebbe questa la causa più probabile dei ripetuti casi di epatite acuta pediatrica che si sono registrati recentemente. Igiene e disinfettanti sono la migliore difesa, il contatto ravvicinato con una persona infetta dovrebbe essere considerato la causa ricorrente dei contagi.

 

Circolare del ministero

La trasmissione per via oro-fecale viene considerata quella maggiormente incriminata, in particolare nei bambini piccoli. Lo evidenzia una circolare del ministero. Al momento tra le misure si raccomanda una buona pratica igienica generale, un’accurata pulizia delle mani, e l’adesione alle pratiche di igiene respiratoria nelle strutture educative per l’infanzia in cui si verificano focolai di gastroenterite.

 

Fegato sotto attacco

L’Associazione italiana per lo studio del fegato, AISF, ricorda che l’allarme è stato lanciato per la prima volta a fine 2021 dopo la segnalazione in Alabama, negli Stati Uniti, di 9 bambini con epatite acuta severa di causa sconosciuta, due dei quali hanno necessitato di un trapianto di fegato. La questione è emersa in Europa nel marzo scorso quando in Scozia sono stati segnalati 10 bambini con epatite, uno dei quali è stato sottoposto a trapianto di fegato.

 

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L’origine dei questi casi di epatite acuta severa nei bambini – ha rilevato Mara Cananzi, gastroenterologa pediatra presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova – è ancora in via di definizione. Al momento si ipotizza un’infezione virale (o una sindrome post-infettiva) causata da un singolo virus o da più virus concomitanti in bambini piccoli la cui esposizione ai comuni patogeni è stata limitata nel corso della pandemia da Covid-19. L’adenovirus è considerato l’agente eziologico responsabile delle infezioni. Al contrario è stato escluso un ruolo della vaccinazione anti-Sars-Cov2.

 

Prodotti usa e getta

Per il personale che si occupa del cambio di pannolini dovrebbe essere considerato l’uso di guanti monouso, seguito da un’attenta igiene delle mani. Dovrebbe essere intrapresa un’accurata disinfezione delle superfici. La circolare segnala che gli adenovirus possono resistere ai gel igienizzanti a base di alcol. La sterilizzazione degli oggetti potrebbe essere meglio assicurata da soluzioni di candeggina o altri prodotti con alto livello disinfettante.

 

Controlli clinici

“L’allarme epatiti comporta un incremento significativo della prescrizione di esami – ha scritto Lorenzo D’Antiga, direttore della Pediatria nell’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo – per cui alcune forme lievi che prima rimanevano inosservate adesso vengono registrate. Le forme lievi si possono associare anche semplicemente a infezioni gastrointestinali, come la gastroenterite da Rotavirus o da Adenovirus, molto comuni in età pediatrica. La distinzione tra forme lievi e gravi è un aspetto chiave per capire l’andamento del fenomeno”.

 

L’ipotesi del super-antigene

“Una doppia azione dovuta alla compresenza dell’adenovirus e del virus SarsCoV2. L’ipotesi è che nei bambini che hanno avuto l’infezione da SarsCoV2, questo virus possa essersi nascosto e annidato”, ha prospettato Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. Questo potrebbe accadere, per esempio, anche nel caso in cui i bambini abbiano avuto l’infezione senza sintomi, o che l’abbiano superata. L’intestino, ha affermato il professor Remuzzi, potrebbe essere il luogo in cui si nasconde il virus. Quest’ultimo rilascerebbe in modo costante le sue proteine, che insieme comincerebbero ad agire come un super-antigene capace di stimolare la reazione del sistema immunitario, al punto da liberare una enorme quantità di citochine, mediatrici delle infiammazioni. Si tratterebbe dello stesso meccanismo che provoca la tempesta di citochine, e che nei bambini scatena una sindrome multiorgano. Questo processo porebbe avvenire anche quando un bambino che ha avuto l’infezione da SarsCoV2 viene a contatto con l’adenovirus, soprattutto quello del sottotipo 41-F, osservato in molti casi di epatiti anomale.