Epatite C, lo screening salvavita

Indagini a macchia di leopardo nelle regioni italiane. L’Italia deve perseguire l'obiettivo Oms: eradicazione del virus HCV entro il 2030

28/11/2021 - di Alessandro Malpelo

Sono tante le malattie infettive alla ribalta della cronaca, e in mezzo a queste c’è un vasto capitolo di affezioni insidiose che si contraggono per contatto con il sangue, l’epatite C è quella forse più conosciuta dopo l’Aids. Uno screening gratuito per epatite C sarà avviato presto in quasi tutte le regioni italiane. L’annuncio è venuto da AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, e da SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, durante un evento che aveva il patrocinio di EpaC onlus. «I fondi stanziati – spiega Ivan Gardini, presidente EpaC onlus – sono un ottimo punto di partenza. Fanno parte di una dotazione sperimentale che scadrà a fine dicembre 2022. La soluzione ottimale per risolvere definitivamente diverse criticità emerse sarà quella di introdurre i test diagnostici per l’epatite C gratuiti nei LEA, per tutti i cittadini, al pari di altre malattie infettive.

 

Un aspetto che deve emergere, aggiungiamo noi, è quello della relazione tra HCV (sigla con la quale viene denominato il virus che provoca l’epatite C) e over 50, uno dei target più a rischio, nel senso che prima del 1989 il virus dell’HCV era sconosciuto. Aghi, siringhe e ferri chirurgici erano sterilizzati mancavano però test per verificare se il sangue, il plasma e gli organi che venivano donati fossero infetti o meno. Raggiungere questo target è di vitale importanza. Sempre nell’ambito del tema HCV e Over 50, merita una segnalazione l’aspetto delle comorbidità, ovvero le manifestazioni extraepatiche dell’epatite C (tra cui anche diabete e malattie cardiovascolari), la cui frequenza sembra aumentare con l’età della persona.

 

Sul fronte della ricerca, le conoscenze sulle patologie infettive, in particolare HIV e HCV, vanno avanti, e si è aperta la strada a possibili nuovi approcci terapeutici. I testi ci sono, occorre però adoperarsi per raggiungere popolazioni spesso ai margini e prive dell’adeguata assistenza (ad esempio carcerati, tossicodipendenti, migranti e homeless). Sono trascorsi 7 anni dall’introduzione degli antivirali ad azione diretta, si sono organizzati screening, conferenze, iniziative di sensibilizzazione (la campagna ’C come Curabile’ è una di queste) eppure un italiano su due ancora oggi non sa che la malattia si può curare e ignora l’esistenza del test HCV per diagnosticarla.

 

«Gli screening per l’HCV – ha spiegato Loreta Kondili (ISS Piter) in un collegamento con Motore Sanità – potrebbero essere utilmente abbinati all’epidemiologia e vaccinazione per il virus Sar-Cov2. Una volta individuati i soggetti con epatite C, questi vanno poi avviati ai trattamenti». L’Italia, per effetto della pandemia, non è più in linea con l’obiettivo dell’Oms che si era data, ovvero l’eliminazione del virus HCV entro il 2030. «Occorre rilanciare la diffusione di vaccini, screening e terapie – sottolinea Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit, Società italiana malattie infettive – perché c’è stata una diminuzione significativa sia delle diagnosi che dei trattatamenti per l’eradicazione dell’epatite».

 

«Emerge una situazione piuttosto allarmante – ha aggiunto il professor Andreoni in una recente web conference Mapcom – purtroppo a tutt’oggi a livello locale non sono stati avviati programmi di screening ed emersione. Tutt’al più sono partiti dei piccoli progetti pilota che però sono volti a testare campioni molto esigui e lontani dalle numeriche attese dalla campagna prevista dal Decreto. Oltretutto anche nelle strutture come i SerD e gli istituti circondariali, le attività di screening sono rallentate per mancanza di organizzazione e di strutture adeguate. Risulta, pertanto urgente dare impulso immediato alle attività e strutturare programmi ben definiti che permettano di intercettare i soggetti positivi e avviarli rapidamente al trattamento».