Il virus può restare in silenzio per molti anni. Si abbatte con una terapia di pochi mesi
Il virus può restare in silenzio per molti anni. Si abbatte con una terapia di pochi mesi

INSIEME SI VINCE. Obiettivo della Campagna promossa da Gilead in collaborazione con la Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), l’Associazione italiana studio del fegato (Aisf), la Fondazione The Bridge e la Federazione LiverPool è sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione dell’epatite C e sull’importanza del test per l’HCV. Solo lo sforzo congiunto potrà portare all’eliminazione di questa infezione entro il 2030, così come indicato dall’Oms. L’obiettivo è la riduzione del 90% di nuovi contagi. Per raggiungere questo traguardo è fondamentale coinvolgere le persone che hanno contratto l’infezione, ma che non ne sono ancora consapevoli. Per questo l’appello a fare il test per il virus dell’epatite C è rivolto a tutti, e non solo alle popolazioni considerate a maggior rischio (per esempio chi fa uso di droghe per via iniettiva, la principale via di infezione dell’HCV in Italia).

L’epatite C, che si trasmette attraverso il sangue, è infatti una malattia subdola e può rimanere asintomatica per molti anni prima di manifestarsi. Dopo 20-30 anni di infezione, però, il 20% dei pazienti sviluppa cirrosi epatica e fino al 5% tumori. I farmaci antivirali ad azione diretta di seconda generazione (DAAs) – nello specifico gli inibitori delle polimerasi e gli inibitori delle proteasi virali, disponibili in Italia dal 2014 – hanno rivoluzionato la storia di questa malattia, rendendo possibile eliminare l’infezione in pochi mesi nella quasi totalità dei casi (oltre il 95%). «In Italia sono già state curate circa 196 mila persone con questi farmaci, che significa aver ridotto drasticamente la circolazione del virus – sottolinea Salvatore Petta, Segretario dell’Associazione Italiana Studio del Fegato – Inoltre, sarà possibile raggiungere anche quelle persone che per motivi socio-assistenziali non possono sottoporsi alla biopsia epatica o al fibroscan, esami finora richiesti per accedere al trattamento. Mi riferisco, per esempio, ai detenuti nelle carceri o a chi si rivolge ai SerD, i servizi pubblici per le dipendenze patologiche del Sistema Sanitario Nazionale. L’importante novità è resa possibile dall’introduzione nei Registri AIFA dei farmaci DAAs del cosiddetto ‘criterio 12’. Molto, però, ancora resta da fare e le iniziative come “Insieme si vinCe” contribuiscono ad aumentare la consapevolezza sull’HCV».

A. M.