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È boom di farmaci innovativi per le MICI

Malattia di Crohn, colite ulcerosa e non solo: in Italia le malattie infiammatorie croniche intestinali colpiscono circa 250.000 persone

20/05/2024

Sono circa 250.000 in Italia e sette milioni nel mondo le persone che convivono con malattie infiammatorie croniche intestinali, indicate dalla sigla MICI. La loro incidenza è stimata intorno a 10, 15 nuovi casi su 100.000 abitanti all’anno. Negli ultimi 10 anni, le diagnosi di nuovi casi di MICI e il numero di pazienti sono aumentate di circa 20 volte, con un trend che si stima in ulteriore crescita in futuro. Le principali malattie infiammatorie croniche intestinali sono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, entrambe con un andamento cronico recidivante che si manifesta con l’alternanza di periodi in cui non ci sono sintomi e periodi in cui i sintomi ritornano.

 

La malattia di Crohn è spesso diagnosticata tra i venti e i trent’anni e si manifesta con diarrea persistente, dolore addominale, perdita di appetito e di peso. Sintomi che si riscontrano nei casi di colite ulcerosa che colpisce l’intestino crasso e che dal retto si può estendere a una parte o a tutto il colon: «Definisco la rettocolite ulcerosa ’la cenerentola’ delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino; il morbo di Crohn è molto più pittoresco, la rettocolite ulcerosa impatta tantissimo sui nostri pazienti» dice Silvio Danese, direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore ordinario di Gastroenterologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele.

 

I numeri sono in crescita, purtroppo: «C’è un incremento incredibile di tutte queste patologie infiammatorie. Dal punto di vista della disabilità, poi, la rettocolite è molto più disabilitante rispetto a tutte le altre patologie, anche più dell’asma e dell’artrite reumatoide, è considerata una delle 5 top». Sui campanelli d’allarme e sulle ultime terapie, Danese spiega: «Le irregolarità intestinali sono un primo campanello d’allarme, scatta una bandiera rossa se c’è del sangue nelle feci, non bisogna mai pensare a banali emorroidi, ma parlare con il gastroenterologo e fare un esame endoscopico. Una cattiva digestione può avvenire a ognuno, ma se ci sono sintomi ricorrenti, allora bisogna parlare col proprio medico, anche perché oggi abbiamo un esame molto semplice, come l’ecografia, con cui si riesce a dare un’occhiata all’addome e a capire se c’è veramente un problema».

 

La ricerca per fortuna porta a continue innovazioni in campo medico: «Quest’anno c’è un boom di farmaci innovativi. La cosa più interessante è che siamo in grado di cambiare la malattia e far cicatrizzare l’intestino. è come nel caso dell’iperteso, che prende le sue compresse e sta benissimo. La ricerca c’ha fatto veramente fare dei passi da gigante» Il professor Danese è anche autore di diversi libri e tra questi c’è ‘La pancia lo sa’: «La pancia sa moltissime cose – spiega – . Quando parliamo, nel nostro linguaggio troviamo moltissime espressioni radicate, come ‘sento le farfalle nello stomaco’, oppure ‘questa persona non riesco a digerirla’. Il nostro apparato digerente in qualche modo è estremamente connesso al nostro cervello, non a caso l’intestino è chiamato secondo cervello».

 

Un accostamento tutt’altro che casuale: «L’intestino è il secondo organo più innervato dopo il cervello. La serotonina, il mediatore della felicità, è prodotta al 95% dall’intestino, ci sono tante interazioni tra quello che percepiamo a livello mentale e quello che sentiamo come apparato digerente – ha ricordato Danese – Con lo stress si va di più in bagno o si chiude lo stomaco, ognuno reagisce a modo suo, però di sicuro l’intestino risente di tutto quello che è l’ambiente».

 

Per tutti, restano sempre valide le indicazioni sul corretto stile di vita per evitare in problemi intestinali: «Non mangiare di fretta, essere consapevoli di quello che si mangia. La masticazione è importante, sminuzzare bene non è soltanto una norma di educazione – precisa– . I cibi ultra processati e l’eccesso di zuccheri sono tutti associati, insieme al junk food, a un’alterazione della flora che aumenta la permeabilità dell’intestino, nel tempo facilita la microinfiammazione che porta a tante patologie tra cui il rischio di sviluppare il tumore del colon. Eliminare o ridurre il più possibile i cibi ultra processati è la prima regola. Bere tanto, fare attività sportiva sono norme di benessere che si associano a un buon funzionamento dell’apparato digerente. Studi scientifici dicono che con un’attività fisica non sfrenata, anche una banale passeggiata, la regolarità intestinale aumenta».