di Alessandro Malpelo

Se bruciori di stomaco e reflusso esofageo oggi possono essere debellati lo dobbiamo anche a Dino Vaira, ai suoi studi sulla eradicazione dell’Helicobacter pylori, un batterio cattivo per antonomasia. L’ultima frontiera della ricerca guarda ai batteri buoni che costituiscono il microbiota intestinale: in futuro si pensa saranno prescritti come medicamenti, andando a integrare o sostituire intere classi di farmaci come gli antiacidi o gli antibiotici, con meno effetti collaterali.

Professore, un colpo di freddo e una congestione possono innescare una infezione intestinale. Quale strada prendono i virus?

"Gran parte dei virus d’inverno prediligono le mucose delle vie aeree (naso, gola, polmone) ma a volte possono prendere un’altra strada e attaccare l’apparato digerente. Quella sintomatologia che migliaia di persone lamentano, con i crampi a livello addominale e la dissenteria, è la tipica gastroenterite virale, denominata una volta influenza intestinale. Oggi tutti temono il Coronavirus, ma su mille casi di Covid-19 solo una trentina presentano sintomi gastroenterici, quindi possiamo dire che questa è una evenienza rara. Una diarrea invece può avere origini diverse, potendo spaziare dall’influenza alle tossinfezioni non virali".

L’acidità di stomaco deve allarmare?

"Nello stomaco l’acido cloridrico permette di digerire, ma quando il fenomeno si presenta in maniera eccessiva abbiamo bruciore: ne soffrono 25 milioni di italiani. Dolore, gonfiore e nausea sono sintomi che, se persistenti, vanno indagati rivolgendosi al medico. A maggior ragione quando manca l’appetito, quando l’inappetenza si accompagna a spasmi, o quando perdiamo peso troppo rapidamente e senza una modifica sostanziale del nostro stile di vita".

Perché mangiare in bianco?

"Quando è infiammato, l’intestino ci chiede una carezza, ovvero prodotti digeribili, reidratanti e poco elaborati".

Quali esami prescrivere al bisogno?

"Dopo una visita completa, condotta secondo i classici canoni della semeiotica, e prima di arrivare a indagini strumentali approfondite, quali la gastroscopia e la colonscopia, sono utili a seconda dei casi una buona ecografia, l’esame delle feci, il test del respiro. Nell’infezione da Helicobacter, una volta formulata la diagnosi va scacciato l’intruso".

Esistono alternative agli antibiotici per l’Helicobacter?

"Da anni è allo studio un vaccino. E ora si indaga sul microbiota. Vedo nei probiotici un possibile impiego come batteriostatici, coadiuvanti nel trattamento dell’Helicobacter, superando gli antibiotici. Penso anche allo yogurt, un alimento vivo a base di latte fermentato che contiene dieci milioni di batteri buoni".

Nel libro “i 7 pilastri della salute”, che ha scritto a quattro mani con Claudio Borghi, lei allude a condizioni croniche quali sovrappeso, allergie o ipertensione, sostenendo che una dieta con probiotici potrebbe sostituire questo o quel farmaco. In che senso?

"Faccio l’esempio degli inibitori della pompa protonica, che frenano la secrezione di succhi acidi nello stomaco, prescritti per ulcere, gastriti e reflusso. Come effetto indesiderato possiamo avere uno squilibrio nella distribuzione dei batteri responsabili della corretta digestione e dell’assorbimento degli alimenti e nei casi piu’ gravi, una prevalenza dei cosiddetti batteri cattivi con associati sintomi quali gonfiore e diarrea. Per ovviare all’inconveniente si stanno sperimentando probiotici. In prospettiva, questa metodologia potrebbe avere applicazioni persino nello scompenso cardiaco o nel diabete".

Avanti di questo passo dove arriveremo?

"Trenta milioni di italiani, a forza di prendere antibiotici, vanno incontro a problemi. Specifici ceppi batterici possono potenziare l’efficacia del farmaco riducendo significativamente le dosi. Io credo che i nostri nipoti vivranno in un’era in cui l’alimentazione e la dieta avranno solide basi scientifiche. In certi casi, in medicina interna, potrebbe rivelarsi sufficiente ingerire un prodotto naturale giusto o un nutraceutico titolato per correggere un determinato disturbo. Sappiamo che il microbiota ci accompagna per tutta la vita, la comprensione dei suoi meccanismi apre nuovi straordinari scenari in medicina interna".

Che ruolo hanno i batteri buoni?

"Neutralizzano sostanze tossiche o concerogene, sintetizzano vitamine. Producono acidi grassi a catena corta in funzione antinfiammatoria, riducono il riassorbimento degli acidi biliari abbassando il colesterolo, promuovono il buon funzionamento del sistema immunitario. Già oggi per particolari infezioni resistenti agli antibiotici si sperimenta il trapianto di microbiota, ossia il trasferimento di materiale intestinale da donatore sano. In una sola parola: ci fanno vivere felici".

La dieta mediterranea viene indicata da tutti come un toccasana. Cosa altro raccomandare una volta seduti a tavola?

"In linea generale è preferibile consumare alimenti freschi. In estrema sintesi, per mantenere in forma il nostro microbiota, assumere probiotici, fibre, legumi e cereali integrali, bere tanta acqua e praticare attività fisica".