di Donatella Barbetta

Camminare bene a volte non è così semplice. E se i piedi mostrano qualche problema, la nostra andatura ne risente, quindi nel caso sia necessario ricorrere ai plantari, bisogna rivolgersi agli specialisti. All’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna presto nascerà il Centro di analisi del cammino.

"I primi percorsi saranno dedicati ai bambini con disabilità neuromotorie e alle patologie del piede dell’adulto e dell’anziani – spiega Lisa Berti, fisiatra, coordinatrice del centro, afferente alla Medicina fisica e riabilitativa diretta da Maria Grazia Benedetti –. L’analisi del cammino è una metodica all’avanguardia riconosciuta a livello internazionale, in grado di potenziare la ricerca e la clinica non solo medica, ma anche dello sport e della prevenzione. L’approccio al paziente è personalizzato e finalizzato a supportare un percorso terapeutico integrato tra eventuale chirurgia, riabilitazione e ortesi, ossia plantari e scarpe particolari. Per analizzare la postura e gli schemi di movimento durante la deambulazione, ci si avvale di una strumentazione ad alto livello di tecnologia con telecamere a raggi infrarossi, sensori indossabili, piattaforme di forza e sistemi elettromiografici. Il Centro dispone anche di un set di apparecchiature per l’analisi delle pressioni plantari: una pedana baropodometrica e un sistema a solette".

Cesare Faldini (nella foto in alto a destra), direttore della Clinica ortopedica I del Rizzoli e coordinatore del corso di laurea in Podologia, sottolinea che "è sempre necessaria una valutazione medica ortopedica prima di ricorrere ai plantari. Indossati dai bambini tra i 5 e gli 8 anni, i plantari possono guidare la crescita, riducendo difetti come piattismo del piede o valgismo delle ginocchia. A crescita ultimata, i plantari non hanno più un effetto correttivo-curativo, ma diventano di compensazione: ovvero aiutano il piede ad appoggiare bene a terra, a evitare conflitti e sovraccarichi responsabili di altre problematiche dolorose quali le ipercheratosi, ossia le callosità. È molto importante riferirsi a professionisti specificamente formati alla realizzazione dei plantari, altrimenti non assolvono alla loro funzione".

Il chirurgo consiglia come orientarsi nel panorama di questi presidi. "I plantari che si acquistano già fatti hanno la sola funzione di ’ammortizzare’ l’appoggio del piede: una sorta di cuscinetto. Poi ci sono i plantari realizzati da figure professionali abilitate, come il podologo e il tecnico ortopedico. Tutto dipende quindi dal problema del piede: se si ha a che fare con un piede normale, piatto o cavo – precisa Faldini – , oppure se sono presenti rigidità articolari in seguito a traumi la situazione è molto diversa. Se il piede è normale e deve essere soltanto ’aiutato’ ad appoggiare bene a terra, si può partire da ortesi semilavorate, eseguendo piccole modifiche per migliorare l’appoggio del piede al suolo". La maggior parte dei plantari oggi ha una chance in più, soprattutto per le donne: può essere ospitata senza problemi in molti tipi di calzature, non solo sportive. Affrontiamo le ultime frontiere della ricerca con Lorenzo Brognara, coordinatore dell’Ambulatorio didattico di podologia Unibo al Rizzoli: "La ricerca è ampia e riguarda i materiali di realizzazione, la tecnica costruttiva e il tipo di patologia a cui sono destinati. Noi abbiamo allestito un laboratorio in grado di realizzare ortesi plantari su misura con stampante in 3D". E arriva anche una buona notizia per chi è colpito dal Parkinson. "Recentemente – aggiunge Brognara – sono stati messi a punto trattamenti basati sulla stimolazione periferica del sistema sensitivo-motorio che hanno ispirato nuovi approcci riabilitativi per i pazienti affetti dal Parkinson. Ho realizzato uno studio pilota pubblicato su Brain Sciences, in cui si è visto come l’utilizzo di ortesi plantari con stimolazioni pressorie ad azione meccanica, poste su due specifiche zone plantari, determinino un miglioramento di alcuni parametri spazio temporali del cammino. La ricerca, quindi, propone un approccio innovativo di cura conservativa e riabilitativa a supporto di quella farmacologica".