L'olio d'oliva è una componente chiave della dieta mediterranea
L'olio d'oliva è una componente chiave della dieta mediterranea

Roma, 15 febbraio 2021 - I vantaggi della dieta mediterranea sono noti e supportati da numerose prove scientifiche. Tuttavia gli esatti meccanismi alla base di questo elisir di lunga vita restano ancora in parte da chiarire: un possibile indizio arriva ora da uno studio pubblicato su Nature, secondo cui i benefici della dieta mediterranea potrebbero avere a che fare con i batteri che popolano l'intestino umano (il cosiddetto microbiota intestinale).

L'indagine a cura dell'Harvard School of Public Health parte dal presupposto che i miliardi di microrganismi che vivono nel tratto intestinale non sono inquilini passivi, ma svolgono un lavoro invisibile a favore del nostro organismo. Con un impatto che la scienza sta ancora cercando di soppesare, la loro attività può infatti influenzare la digestione, i processi metabolici, la risposta immunitaria e in alcuni casi perfino l'umore.

I ricercatori si sono serviti di 300 volontari sani, il cui stato di salute è stato oggetto di monitoraggio per due anni, andando a caccia di un filo rosso che unisse alcune importanti funzioni corporee con l'alimentazione e la composizione del microbiota intestinale. Si è così scoperto che i seguaci della dieta mediterranea – che tra le altre cose privilegia il consumo di frutta, verdura, cereali e olio d'oliva – presentano un ecosistema di batteri quasi unico rispetto alle altre persone. In particolare sono state rilevate concentrazioni elevate dei principali batteri che favoriscono il metabolismo delle fibre alimentari, come il Faecalibacterium prausnitzii e il Bacteroides cellulosilyticus.

Di notevole interesse è anche l'apparente legame tra dieta mediterranee e Prevotella copri, un batterio che, stando a precedenti ricerche, può causare problemi autommuni o malattie cardiometaboliche quando prolifera troppo. Le osservazioni del team di Harvad suggeriscono che il consumo di cibo sano riesca in qualche modo a tenere sotto controllo la crescita di P. copri, con derivanti effetti cardioprotettivi.

L'articolo di Nature non offre conclusioni facili e definitive, perché come sottolineano gli stessi autori la questione è straordinariamente complessa e meritevole di ulteriori approfondimenti. Lo studio offre però nuovi elementi per riflettere sul rapporto imprescindibile tra batteri "buoni" e corpo umano, e di come questo sia la chiave per stare bene, soprattutto se abbinato con uno stile di vita sano.