di Federico Mereta

Meno raggi, più precisione. Ma deve essere sempre il medico a indicare il test da fare, perché deve essere appropriato per la situazione che si presenta. A disegnare presente e futuro è Paolo Fonio, docente di Radiologia dell’Università di Torino e Direttore della Radiologia Universitaria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. "Se parliamo di traumi che coinvolgono le strutture ossee, determinando delle fratture, la radiologia ’tradizionale’, cioè le classiche radiografie, sono ancora oggi la base della diagnostica per immagini" spiega l’esperto. "In caso di fratture complesse si procede alla Tomografia Computerizzata (TC), che oggi, grazie alle ricostruzioni tridimensionali dei focolai di frattura, rappresenta un supporto imprescindibile per l’ortopedico. Il ricorso alla Risonanza Magnetica (RM) è giustificato solo nei casi di lesioni mieliche, cioè quando la frattura vertebrale, a qualsiasi livello del rachide si localizzi, coinvolga il midollo".

Se c’è un trauma articolare invece l’indagine di secondo livello è l’RM, in grado di valutare l’integrità o meno di tutte le strutture articolari e di evidenziare il cosiddetto edema osseo, cioè una sofferenza post-traumatica di un osso, non così importante da produrre una frattura, e quindi non evidenziabile con la radiografia, ma comunque in grado di determinare dal punto di vista clinico dolore ed impotenza funzionale. Nei traumi muscolari come stiramenti, strappi e lacerazioni, l’ecografia è oggi in grado di fornire i dettagli diagnostici necessari, purchè affidata a mani esperte e competenti.

Come detto, tuttavia, la quantità di raggi necessaria per gli esami (stiamo parlando soprattutto di TC), sta scendendo. "La radiologia a basso dosaggio, essa coinvolge oggi soprattutto il mondo della TC, dove esistono degli algoritmi iterativi di ricostruzione delle immagini che, in sintesi, consentono di ottenere delle immagini di elevata qualità diagnostica diminuendo molto (anche del 50 per cento) la dose di radiazione cui il paziente è esposto – fa sapere Fonio– . Esistono anche delle apparecchiature in grado di eseguire delle radiografie in 3D, quindi immagini simili a quelle della TC, ma con livello di esposizione alle radiazioni estremamente più basso. Queste ultime apparecchiature, in verità poco diffuse sul territorio perché ancora molto impattanti dal punto di vista dei costi, hanno come indicazione proprio le strutture scheletriche, e potrebbero trovare un loro campo di applicazione anche nei traumi".