Diabete
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FERMARE LA PROGRESSIONE del diabete e prevenire l’insorgenza di complicanze, dall’ipoglicemia al rischio cardiovascolare, attraverso modelli di assistenza moderni. Per fare questo è necessario che l’innovazione rappresentata dalla disponibilità di nuovi farmaci come le incretine sia estesa, a ragion veduta, a chi ne può beneficiare. Un auspicio scaturito recentemente dal congresso europeo di diabetologia (Easd). Oggi tuttavia i farmaci più sofisticati non possono essere prescritti dai medici di famiglia, limitazione per certi versi incomprensibile. Sono alcuni temi oggetto di riflessione tra decisori, clinici ed esponenti del volontariato, emersi anche in occasione del tour di incontri ‘Highway Diabetes’ progetto avviato da Motore Sanità con il contributo incondizionato di Lilly, e che attraverserà tutta l’Italia. Un ciclo avviato a Bologna, dove a fare gli onori di casa era Valentina Solfrini, medico di direzione sanitaria, in rappresentanza della Regione Emilia Romagna. Nella gestione delle cronicità, il diabete rappresenta un banco di prova. In attesa delle decisioni dell’Aifa, l’Amministrazione regionale potrebbe prendere misure per rendere le terapie più facilmente accessibili. Le incretine stimolano il pancreas a produrre insulina e regolano al meglio i livelli di glucosio nel sangue.

NUOVI FARMACI Le incretine stimolano il pancreas a produrre insulina e regolano al meglio i livelli di glucosio nel sangue

Un altro aspetto importante delle scommesse sul diabete è costituito dalla difficoltà a mantenere l’aderenza alle terapie. Secondo dati EFPIA le complicanze dovute a scarsa aderenza al ciclo di cure rappresentano un costo pari al 14% del totale della spesa sanitaria dei Governi Europei. Secondo il rapporto dell’Osservatorio dei medicinali, In Italia, la percentuale di aderenza per i farmaci antidiabetici è del 63% (dati OSMed) e questo comporta il raddoppio nel numero di ricoveri ospedalieri e dei costi del trattamento, un aumento ogni anno di circa 6 giorni di assenza dal lavoro (dati SID). Tra i fattori negativi entrano in gioco anche le differenze tra una regione e l’altra nei servizi di presa in carico. Ma i vantaggi possono arrivare a tutti solo se l’innovazione avrà una collocazione appropriata, uniforme e sostenibile. «Perseguiamo un lavoro di integrazione tra professionisti, del territorio e dell’ospedale», ha spiegato Luca Barbieri, Servizio Assistenza Territoriale, Regione Emilia-Romagna. «Grazie alla gestione integrata, la mortalità e le complicanze associate alla patologia diabetica qui si sono ridotte. A partire da questi risultati, un obiettivo del sistema regionale sarà quello di semplificare l’accesso alla cura». L’Emilia-Romagna presenta una prevalenza di diabete in linea con la media italiana (appena superiore al 6%). «Sono attivi percorsi per gestire la malattia attraverso una fattiva collaborazione tra specialisti e medici di famiglia, e le Associazioni dei pazienti fanno parte dei tavoli di programmazione», ha precisato Giulio Marchesini Reggiani, professore ordinario, Università di Bologna. Lo scopo è lapalissiano: migliorare la qualità della vita dei pazienti.

RISCHI DA EVITARE Il mancato rispetto dei protocolli terapeutici porta all’aumento di essenze sul lavoro e al raddoppio dei ricoveri ospedalieri