L’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case è ovviamente potabile, è controllata secondo il decreto legislativo 312001 e non solo: oltre a quelle che la legge impone direttamente al gestore dell’acquedotto, le Asl locali effettuano le verifiche chimiche e batteriologiche necessarie. Ancora, nella bolletta di Hera per esempio si può leggere una "carta d’identità" dell’ acqua che ne riporta i parametri chimici, 13 (per esempio calcio, durezza, magnesio o sodio) confrontati con i limiti di legge.

Ma molti italiani scelgono di installare un depuratore d’acqua in casa, per eliminare eventuali sostanze nocive e impurità che possono scendere dai rubinetti, per avere un acqua più "dolce", per avere un gusto migliore, ma anche per non dover portare a casa le bottiglie di plastica, con un grosso vantaggio per la tutela dell’ambiente. Vi sono i depuratori d’acqua ad osmosi inversa, per filtrare dalle acque eccessi di nitrati e di sodio.

Bisogna però ricordare che il filtraggio può causare un impoverimento di sali minerali, quindi bevendo sempre e solo acqua filtrata ci si può trovare con un impoverimento di calcio e sodio.

Poi c’è l’addolcitore, o filtro a scambio ionico, che grazie a speciali resine attiva un processo chimico per abbassare la durezza dell’acqua, trattenendo calcio e magnesio, ed arricchendola di sodio. Aprendo il rubinetto si può miscelare l’acqua a monte con quella trattata, per avere sempre un grado minimo di durezza. Questo dispositivo serve anche a prevenire la formazione di calcare in lavastoviglie, lavatrici, ferri da stiro.

Dispositivi molto differenti, semplici, sono le caraffe filtranti, che eliminano il calcare e riducono il grado di durezza dell’acqua. Va da sé che migliorano le caratteristiche organolettiche dell’acqua ma non hanno capacità depurative. Ve ne sono di diversi tipi, in grado di ridurre sensibilmente la durezza dell’acqua e la percentuale di metalli nell’acqua corrente e di assicurare un’attività batteriostatica. Questo tipo di caraffe non è collegato alla rete idrica, si tratta di brocche con una cartuccia filtrante (costituita da carboni, resine e altri materiali) e con un recipiente dove si conserva l’acqua filtrata. Per un utilizzo proficuo di queste caraffe occorre fare attenzione alle capacità filtranti delle cartucce, ovvero al volume massimo di acqua trattabile con una sola cartuccia. Se si "sfora" si rende vano il dispositivo.

Gloria Ciabattoni