di Loredana Del Ninno

La scoliosi, dal greco skolios (torto, contorto), è una deviazione anomala della colonna vertebrale che si manifesta con un’inflessione laterale e una rotazione delle vertebre più frequentemente nel sesso femminile. "In rapporto all’origine – spiega Riccardo Foti, chirurgo ortopedico e traumatologo a Roma – le scoliosi si distinguono in idiopatiche, congenite e acquisite. In relazione all’età di insorgenza parliamo invece di scoliosi neonatali, infantili e giovanili. Un’altra distinzione ha a che fare con la parte della colonna dove si manifestano e quindi possono essere lombari, dorso-lombari, combinante dorsali e lombari, dorsali e cervico-dorsali".

Si parla di scoliosi lieve quando l’entità della curva è compresa tra i 10 e i 20 gradi, moderata tra i 20 e i 40 e grave oltre i 40. "Le cause che possono determinarla – prosegue il dotto Foti – sono numerose, anche se nel 75% dei casi rimangono sconosciute. In questo caso si parla di

scoliosi idiopatica. La scoliosi congenita è dovuta invece a una malformazione dei corpi vertebrali, quella neurogena è la conseguenza di una lesione del sistema nervoso centrale come, ad esempio, la paralisi cerebrale infantile. Le scoliosi miogene e neuromuscolari sono dovute a miopatie e distrofie muscolari, quando invece la scoliosi è riconducibile ad una alterazione della statica del bacino, come una differenza di lunghezza degli arti inferiori, si parla di scoliosi statica". L’esperienza clinica assolve gli zaini pesanti, a lungo sotto accusa nell’insorgenza delle scoliosi giovanili. "La scoliosi è una malattia genetica – precisa Foti – e nei casi più gravi può determinare disturbi respiratori e danni funzionali all’esofago e alla trachea".

La malattia insorge ed evolve gradualmente senza dolore e può predisporre chi ne soffre all’artrosi in età adulti. "La diagnosi è essenzialmente clinica, cioè fatta attraverso una visita specialistica e viene supportata da esami diagnostici – spiega l’esperto –. Lo specialista esamina la schiena del paziente, verificando l’alterazione del normale parallelismo tra le linee che uniscono le spalle e le creste iliache e lo ‘slivellamento’ di una scapola rispetto all’altra. La scoliosi si valuta meglio facendo flettere il paziente in avanti a ginocchia estese e mani giunte. L’esame radiografico permette al medico di valutare anche le deformazioni dei corpi vertebrali, misura l’entità (in gradi) e l’evolutività della curva".

La pubertà è il periodo in cui la scoliosi può aggravarsi più rapidamente ma è anche il periodo in cui la correzione è più agevole."Esistono diverse modalita di trattamento – conclude Foti –. I trattamenti riabilitativi, indicati nelle curve di minore entità, cioè fino a 20 o 30 gradi, che perlopiù si basano su esercizi correttivi della postura. Le più recenti consistono invece in esercizi riquilibrio cinetico, che riducono il cedimento strutturale della colonna sotto carico. Sarà lo specialista a stabilire dopo la diagnosi il percorso indicato per ciascun paziente. Nelle scoliosi giovanili per curve di grado superiore si usano corsetti correttivi che possono avere varia fattura e modelli. Anche in questo caso la scelta viene fatta dall’ortopedico in base alle caratteristiche della patologia. I corsetti, che hanno dei cuscinetti di spinta all’apice delle curve per contrastare la deviazione, vanno portati giorno e notte; è possibile fare una pausa di quattro o cinque ore al giorno da dedicare all’attività sportiva. Entrambe le terapia durano fino al termine della maturazione completa dello scheletro, definita con il test di Risser. La chirurgia viene riservata alle scoliosi evolutive che superano i 5O gradi".