Giulia Grillo, ministro della Salute
Giulia Grillo, ministro della Salute

Ministro Grillo, come sta il nostro Sistema Sanitario Nazionale?

«Meglio di come si è portati a pensare comunemente. Il Sistema sanitario nazionale è la più grande infrastruttura democratica che abbiamo. Garantisce ogni giorno un diritto fondamentale – quello alla salute - attraverso le prestazioni che eroga. Il nostro sistema universalistico è un modello per molti paesi, siamo un benchmark internazionale. Certo è che, avendo già compiuto 40 anni mostra alcuni limiti e difficoltà, necessita di alcuni correttivi».

Quali sono le principali criticità, a suo avviso?

«Riguardano soprattutto la mancanza di una programmazione lungimirante nel passato. Ora dobbiamo lavorare pensando al futuro, alla sostenibilità del sistema.

I primi obiettivi?

«Alcuni nodi vanno sciolti subito, non si può aspettare: l’accesso alla specializzazione post laurea dei medici, la digitalizzazione e la riduzione delle liste di attesa, l’ammodernamento di ospedali e strumentazioni. Sono sicura che, soprattutto grazie all’eccellente qualità umana e professionale di chi ci lavora, riusciremo presto a correggere anche le storture di oggi, per un Servizio sanitario ancora più efficiente e sempre più all’avanguardia, in tutto il Paese». 

Che cosa vuol dire per Lei ‘servizi alla Salute’?

«Significa garantire diritti, dare sostanza ogni giorno a valori come l’uguaglianza nell’accesso alle cure. A volte ce ne dimentichiamo, ma la Repubblica tutela il diritto alla salute nell’interesse dell’individuo e della collettività. Noi garantiamo cure a tutti, sembra scontato ma non è così, chieda all’estero. Consentitemi un gioco di parole, ma lo “stato di salute” di una democrazia si valuta anche dal livello di assistenza sanitaria che riesce ad offrire ai suoi cittadini. Un paese in salute è un paese che sta bene e che fa bene».

Cosa si sta facendo per garantire il diritto alla salute anche a chi non può permettersi il pagamento dei ticket?

«Vogliamo abolire il superticket, cioè quella quota che si aggiunge al ticket ordinario il cittadino paga per le prestazioni specialistiche e gli esami di laboratorio. Non possono esistere tasse sulla salute. Troveremo altri modi per finanziare le Regioni. Prima i cittadini. L’Emilia Romagna lo ha abolito e altre regioni si stanno organizzando per eliminare questa gabella iniqua».

Spesso fanno notizia le differenze di prestazioni del SSN su base territoriale: cosa ne pensa?

«Non esistono cittadini di serie A e di serie B. Noi già oggi garantiamo prestazioni di eccellenza ovunque, anche in quel Sud che finisce sempre nelle cronache per brutte notizie. Si pensi alla bravura dei medici che a Napoli hanno curato la piccola Noemi, ma non solo. Le eccellenze ci sono in tutto il Paese, l’efficienza complessiva di alcuni Servizi sanitari regionali è però molto carente. Dobbiamo lavorare su questo, lo stiamo facendo, il decreto Calabria ne è un esempio. A situazioni di emergenza occorre dare risposte in grado di cambiare rotta.

Par di capire che le autonomie regionali non la convincono...

«Sulle autonomie regionali non ho un pregiudizio. Le richieste di autonomia sono assolutamente legittime e derivano dalla incapacità da parte dello Stato e dei Governi precedenti di produrre dei cambiamenti negli anni passati. Quelle delle autonomie sono richieste molto giuste perché servono a soddisfare problemi reali. Un assessore non può chiudere un pronto soccorso perché Parlamento o Governo non hanno fatto una legge per far sì che ci sia il giusto numero di medici. Con le autonomie, le Regioni potrebbero risolvere domani questi problemi facendo il loro dovere, ovvero assicurando servizi essenziali. Inoltre, buona parte di questi interventi potrebbero essere fatti anche senza risorse aggiuntive».  Qual è l’integrazione ideale fra sanità pubblica e privata?

«Gli operatori della sanità privata rendono un grosso servizio al sistema salute. Ma il privato non può sostituirsi al pubblico. Abbiamo il dovere di mantenere il sistema sanitario nazionale in vita nel migliore dei modi, dando il giusto riconoscimento alla professionalità di tutti gli operatori».

Come si misura la ‘qualità’ di un servizio sanitario?

«Do solo qualche numero. Siamo uno dei paesi con l’aspettativa di vita più alta al mondo. Il nostro livello di benessere psicosociale è in aumento anche grazie alla maggiore attenzione che riusciamo a porre ad aspetti non squisitamente sanitari. Siamo un modello in tutto il mondo. Siamo sicuramente al top, grazie anche al nostro personale. Sia anche lei ottimista insieme a me...»

Una delle sue battaglie è la trasparenza del prezzo dei farmaci: a che punto siamo?

«La risoluzione dell’Italia presentata all’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci è stata approvata con il supporto di altri 22 Stati e accolta da 194 Paesi (Germania e Gran Bretagna hanno detto di no) come una rivoluzione che aprirà scenari di maggiore equità nell’accesso alle cure. Un successo internazionale che rappresenta il primo passaggio per un sistema più equo e trasparente»