Il professor Michele Emdin
Il professor Michele Emdin

«GIOCARE a pallone era ciò che amava di più». A Michele Emdin, associato di Cardiologia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa quelle parole non lo hanno più abbandonato. Seduto nel suo studio all’interno della grande area di ricerca del Cnr alle porte di Pisa chiude per un momento gli occhi. Circondato da montagne di libri, quaderni, post-it e con il grande video del computer acceso ripensa a quella telefonata che, alcuni anni fa, fece alla mamma di un adolescente stroncato su un campo di calcio. Lo aveva in cura sapeva che era affetto da una di quelle patologie genetiche che possono portare alla ‘morte improvvisa’. Ma «giocare a pallone era ciò che amava di più», le rispose quella madre. Di fronte a una simile osservazione al professor Emdin non rimase che il silenzio. Eppure la prevenzione può molto in questo settore. E «aiutare a vivere – spiega il cardiologo una vita ugualmente piena». Per questo il professor Emdin, con il suo gruppo di ricercatori, nei prossimi mesi avvierà uno screening nelle scuole.

Con quale obiettivo?
«Il progetto di ricerca avviato recentemente (Progetto JUST, patrocinato dalla Fondazione Pisa e condotto insieme con l’Università di Pisa che coinvolge medici legali e e dello sport) si propone di definire le migliori strategie di screening sino dall’età scolastica, identificare i predittori di rischio e stabilire dei percorsi di cura e follow-up per i soggetti percepiti come a maggiore rischio, ma anche di rendere la popolazione maggiormente consapevole del problema e istruirla alle tecniche di primo soccorso».


Come funziona il cuore?
«Il cuore batte in media tre miliardi di volte nel corso di una vita umana e il suo lavoro incessante consente la sopravvivenza dell’organismo e la vita di relazione, la cognizione del mondo esterno e le emozioni. Il cuore adatta costantemente la sua frequenza e forza di contrazione al fabbisogno metabolico nella veglia e nel sonno, in risposta agli stimoli fisici ed emotivi. Una centralina elettrica regola la contrazione del muscolo cardiaco, causando una propulsione del sangue in una direzione regolata dalla presenza di valvole: il sangue viene spinto nei polmoni per scambiare anidride carbonica e ossigeno e viene quindi convogliato nei tessuti periferici cui fornisce nutrimento».


Come ci possiamo accorgerci che il cuore è malato e come si fa la diagnosi?
«La malattia si può presentare in ogni fase della vita, dal bambino con un difetto congenito al novantenne con un sistema cardiovascolare logorato dall’età. I sintomi di un problema cardiologico sono il dolore toracico, la sincope (svenimento), la dispnea (affanno) e il cardiopalmo (palpitazione). La malattia cardiaca determina inoltre la comparsa di segni che l’occhio del medico, ma talvolta anche del paziente, possono cogliere. Gli strumenti per evidenziare il danno e porre una diagnosi sono molteplici: il cardiologo valuta la storia del paziente, lo visita, misura parametri vitali (pressione arteriosa, frequenza cardiaca), a seconda dei casi analizza indicatori metabolici (quali glicemia o colesterolemia) per la stratificazione del rischio cardiovascolare oppure di biomarcatori di danno cardiaco, valuta l’attività elettrica del cuore mediante l’elettrocardiogramma, ricerca la presenza di alterazioni strutturali o funzionali mediante tecniche di imaging (ecocardiogramma, risonanza magnetica cardiaca, scintigrafia), fino a esami invasivi come il cateterismo e lo studio elettrofisiologico. Questi esami possono essere condotti a riposo o dopo uno stress fisico o farmacologico».


Quali sono le malattie più frequenti e cosa possono causare?
«Nell’età adulta la malattia aterosclerotica coronarica e vascolare, lo scompenso cardiaco (cioè la riduzione della funzionalità cardiaca), le cardiomiopatie infiltrative tipiche dell’anziano come l’amiloidosi, le valvulopatie primitive o secondarie costituiscono importanti cause di ospedalizzazione e riducono l’aspettativa di vita. Dall’età neonatale sino alla terza decade altre patologie rilevanti sono le cardiopatie congenite, le canalopatie ereditarie (sindrome del QT lungo, Brugada) e le cardiomiopatie (dilatativa, ipertrofica, aritmogena) che possono condurre ai sintomi ricordati o anche esordire come morte improvvisa, come nei casi ricorrenti sulla stampa, più frequente negli atleti».


Come possono essere curate e quanto è importante la prevenzione?
«Il rapido sviluppo delle strategie farmacologiche, interventistiche o chirurgiche sta fornendo un numero progressivamente crescente di opzioni terapeutiche per la maggior parte delle patologie cardiache. Rimane comunque valido il ben noto detto ‘prevenire è meglio che curare’. In ambito cardiovascolare sono infatti essenziali l’adeguamento dello stile di vita, in particolare dell’alimentazione, la sospensione del fumo di sigaretta e dell’abuso di sostanze e di alcool, il mantenimento di un’attività fisica aerobica continuativa. È essenziale rivolgersi al proprio medico di medicina generale per avere indicazioni di prevenzione e allo specialista per intervenire in caso di sintomi e segnali con interventi salvavita».

 

IL PROFILO

Michele Emdin è professore associato di Cardiologia alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e di Patofisiologia e Diagnostica al Dipartimento di Fisica dell’Università di Pisa, nonché Direttore del Cardio-toracico Dipartimento e Divisione Cardiologia della Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, una sezione dell’italiano Consiglio Nazionale delle Ricerche dedicato alla ricerca clinica. Si è laureato all’Università di Pisa nel 1983, ed è stato specialista in Cardiologia nel 1987 all’Università di Pisa. Successivamente ha completato i suoi studi di dottorato in fisiopatologia cardiovascolare nel 1992 all’Università degli Studi di Milano.